Giorno della Memoria, al Senato si ricorda la Shoah tra moniti sull'antisemitismo e richiami alla Costituzione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le celebrazioni per il Giorno della Memoria, il 27 gennaio 2026, hanno trovato una delle loro espressioni più significative nell'aula di Palazzo Madama, dove il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha presieduto una commemorazione solenne. Definendo l'anniversario "doloroso", La Russa ne ha sottolineato la capacità di richiamare alla riflessione su "alcune delle pagine più crudeli del secolo scorso", indicando nel dovere della trasmissione del ricordo un fondamento essenziale per la Repubblica. È proprio "sulla memoria di ciò che è stato e ciò che non deve più accadere", ha affermato, che "si fondano e traggono forza quegli ideali di giustizia, di libertà, di rispetto della vita, della dignità umana", principi che egli identifica come "il cuore della nostra Costituzione e della nostra comunità nazionale". Il presidente del Senato, nel corso del suo intervento, ha anche auspicato che l'aula possa concludere l'esame di un provvedimento legislativo dedicato alla materia entro il mese di febbraio, senza tuttavia specificarne ulteriormente il contenuto.

Le parole di Mattarella e Meloni: dalla condanna del fascismo alla denuncia dell'odio

La giornata di riflessione, istituita a livello internazionale per ricordare le vittime dell'Olocausto, ha visto un'altra tappa istituzionale al Quirinale. Alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sono state accolte le testimonianze di sopravvissuti come la senatrice a vita Liliana Segre e Sami Modiano. In una dichiarazione diffusa per l'occasione, Meloni ha definito la Shoah "la più grande tragedia del Novecento", causata da "un odio cieco e barbaro contro il popolo ebraico", esortando a trasformare la data in un'occasione di responsabilità quotidiana. La presidente del Consiglio, denunciando l'antisemitismo come "un morbo in continua espansione", ha espresso una condanna netta verso "la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti e nelle deportazioni", un passaggio che assume un particolare rilievo nel contesto politico e storico italiano.

L'importanza del ricordo tra passato e presente

Mentre iniziative e momenti di confronto si moltiplicano in tutto il paese, il filo rosso che lega gli interventi delle più alte cariche dello Stato è l'invito a non relegare la memoria a un mero rituale. La necessità di tramandare alle nuove generazioni i valori di tolleranza e rispetto, richiamata da più parti, si scontra infatti con la percezione di un antisemitismo che non sembra arretrare. Le parole di Mattarella, che ha parlato della Shoah come di "un orrore senza fine", sembrano voler alludere proprio alla pericolosa persistenza di quel seme di intolleranza, che la memoria storica ha il compito di estirpare. La riflessione, quindi, non può limitarsi al ricordo delle vittime, ma deve interrogare le coscienze sui pericoli del presente, su quelle derive che, partendo dalla discriminazione verbale, possono condurre a esiti impensabili.

La memoria come strumento di costruzione civile

In questo quadro, l'appello al ricordo diventa uno strumento attivo di cittadinanza, un presupposto necessario per la difesa degli stessi cardini democratici. La complessità del messaggio sta tutta nell'equilibrio tra il dolore per lo sterminio, che non può essere ridotto a una cifra statistica, e la fredda analisi delle responsabilità storiche, che in Italia coinvolgono direttamente le scelte del regime mussoliniano. È un lavoro sulla memoria, il loro, che evita volutamente i toni celebrativi per scavare nelle cause e nelle colpe, consapevoli che senza una piena assunzione del passato non è possibile costruire un futuro davvero libero dall'odio. Le testimonianze dei sopravvissuti, ascoltate nelle aule istituzionali, restano il monito più potente contro ogni forma di negazionismo o di banalizzazione, ponendosi come un argine vivo contro l'oblio.

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