Dazi Ue sulle auto elettriche cinesi, le conseguenze
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Redazione Economia
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Con l'entrata in vigore dei nuovi dazi europei, le auto elettriche cinesi si trovano a dover affrontare un aumento significativo dei costi di importazione. La misura, destinata a durare cinque anni, mira a contrastare le sovvenzioni cinesi e a favorire una concorrenza più equa, applicando tariffe variabili a seconda del livello di aiuti governativi ricevuti dai marchi. SAIC Motor, casa automobilistica statale cinese, è soggetta alla tariffa più elevata del 35,3%, che si aggiunge al 10% già esistente.
In una nota, SAIC ha espresso profondo rammarico per la decisione dell'UE, annunciando un'azione legale per difendere i propri legittimi diritti e interessi. La debolezza industriale europea, tuttavia, fa pensare che la UE voglia strappare alla Cina promesse di investimenti, soprattutto nel caso in cui, se negli USA vincesse Trump, l'America dovesse varare nuove misure protezionistiche.
Nicolas Lamp, esperto di risoluzione delle controversie nell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) e ora docente alla Queen's University in Canada, sostiene che i dazi americani siano illegittimi e dannosi, mentre quelli europei, calibrati, rispettano le norme internazionali. Per Lamp, l'approccio europeo è più adeguato a garantire una concorrenza leale.
Nel frattempo, continuano i contatti a livello politico e tecnico tra Bruxelles e Pechino per esplorare una soluzione alternativa che sia compatibile con l'Organizzazione mondiale del commercio, adeguata ad affrontare le sovvenzioni pregiudizievoli stabilite dall'indagine della Commissione, monitorabile e applicabile.




