Mario Roggero resta in carcere, il tribunale di Torino respinge l'istanza di differimento della pena
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Redazione Interno
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Mario Roggero non lascerà il carcere di Bollate, dove è detenuto da venerdì scorso, almeno per il momento. L'Ufficio di Sorveglianza di Torino ha infatti respinto l'istanza di differimento della pena presentata in via cautelare dai legali del gioielliere di Grinzane Cavour, che avevano chiesto un congelamento di sei mesi della detenzione in carcere con una misura alternativa ai domiciliari, in attesa della risposta del Quirinale sulla richiesta di grazia presentata dalla moglie.
Il provvedimento è stato firmato dal magistrato di sorveglianza Elena Massucco, che ha motivato la decisione sottolineando come non ricorressero i presupposti per un intervento immediato e provvisorio.
Il diniego del giudice e le motivazioni
Nel provvedimento si legge che «non si ravvisa, né sono state indicate dalla difesa, le circostanze di necessità e di urgenza indispensabili per provvedere cautelativamente, in questa sede». Un aspetto centrale, quello dell'urgenza, che ha giocato a sfavore della richiesta dei difensori.
A ciò si aggiunge un'altra considerazione di natura giuridica: la magistrata ha rilevato come il differimento della pena sia uno strumento generalmente funzionale per pene detentive brevi e che, per giurisprudenza consolidata, esso risulta applicabile solo quando la pena non è ancora iniziata, e non quando l'esecuzione è già in corso, come nel caso di Roggero che si è costituito venerdì pomeriggio, poche ore dopo la presentazione dell'istanza.
Il gioielliere, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l'uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo durante una rapina nel 2021, aveva fatto ingresso a Bollate dopo che la Corte di Cassazione aveva reso irrevocabile la sentenza a suo carico.
Il procedimento prosegue davanti al tribunale di sorveglianza
La decisione del giudice Massucco non chiude però il procedimento, che ora proseguirà il suo iter ordinario. Gli atti, infatti, sono stati trasmessi al Tribunale di Sorveglianza di Torino, che in composizione collegiale dovrà esaminare nel merito la richiesta dei difensori.
Sarà quel tribunale, come spiegato dal presidente dello stesso organo giudiziario, Marco Viglino, a dover ratificare o meno il provvedimento temporaneo e a decidere sulla sospensione della pena, potendo valutare con pienezza di cognizione tutti gli elementi istruttori, comprese le motivazioni della sentenza della Cassazione.
La difesa del gioielliere, rappresentata dall'avvocato Stefano Marcolini, aveva chiesto il differimento proprio per evitare che l'eventuale provvedimento di clemenza, che richiede tempi tecnici non brevi, potesse arrivare a procedimento ormai esaurito, vanificandone di fatto gli effetti.
Le reazioni e la speranza della figlia
Mentre il caso continua ad alimentare un acceso dibattito politico sulla legittima difesa, con il centrodestra compatto nel chiedere la grazia per il gioielliere e il procuratore di Milano, Marcello Viola, che ha invitato tutte le parti ad "abbassare i toni" e a lasciare che la magistratura lavori serenamente, la famiglia di Roggero non perde la speranza.
Laura Roggero, figlia del gioielliere, ha commentato la decisione con una nota di cauto ottimismo, dichiarando che la famiglia mantiene viva la speranza che possa comunque esserci una soluzione, che sia la concessione dei domiciliari o la grazia, anche tenuto conto dell'età avanzata del padre, che ha 72 anni.
La richiesta di grazia, presentata dalla moglie Mariangela Sandrone, resta l'ultima via percorribile per evitare la detenzione, anche se il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha di recente ribadito le sue prerogative esclusive in materia, in un contesto istituzionale che ha visto il ministro della Giustizia Carlo Nordio avviare un'istruttoria sul caso.




