Roggero in carcere, la famiglia riapre la gioielleria. La moglie: «Sogno bruttissimo, spero che Mario torni da noi»
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Redazione Interno
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La gioielleria di Grinzane Cavour ha riaperto i battenti, seppur con un peso invisibile che grava sulle spalle di chi la gestisce. Sono la moglie e la figlia di Mario Roggero a trovarsi ora dietro al bancone, in quella che era stata la sua quotidianità, mentre il titolare si trova rinchiuso nel carcere di Asti dal 17 luglio. La riapertura rappresenta un atto di resistenza e di normalità in una vicenda che ha scosso il piccolo comune delle Langhe, ma anche un tentativo di preservare quel patrimonio familiare che è stato al centro di una tragedia giudiziaria.
La donna, in una dichiarazione raccolta dai media locali, ha definito la situazione attuale come un "sogno bruttissimo", esprimendo la speranza che il marito possa presto fare ritorno a casa, un desiderio che al momento si scontra con una condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione.
La nuova strategia legale e il differimento della pena
Mentre la vita quotidiana cerca di riprendere il suo corso tra le mura del negozio, la battaglia legale si sposta sugli aspetti tecnici e procedurali che potrebbero cambiare le sorti del detenuto. La difesa di Roggero, rappresentata dall'avvocato, ha depositato una nuova istanza di differimento della pena presso il Tribunale di Sorveglianza di Milano, un atto che si inserisce in un complesso iter burocratico nato da un conflitto di competenza territoriale con il tribunale di Torino.
Questa mossa processuale è strettamente legata alla domanda di grazia che la moglie ha già inoltrato al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e che rappresenta la principale speranza per ottenere uno scarcerazione anticipata. Il differimento della pena, nello specifico, è uno strumento previsto dal codice penale che permette di sospendere temporaneamente l'esecuzione della detenzione in attesa di eventi specifici, come appunto la decisione presidenziale sulla grazia.
I dettagli dell'istanza e le tempistiche
La richiesta presentata a Milano si basa sulla necessità di attendere l'esito della domanda di grazia, un atto di clemenza che spetta esclusivamente al Capo dello Stato e che, se accolto, potrebbe cancellare o ridurre la pena inflitta al gioielliere. Si tratta di un differimento facoltativo, una facoltà che il tribunale può concedere per un periodo massimo di sei mesi, un lasso di tempo che i legali sperano sia sufficiente per ricevere una risposta positiva dal Quirinale.
Il Tribunale di Sorveglianza di Milano, dopo aver ricevuto gli atti, ha però disposto il rinvio della pratica a Torino, un passaggio tecnico che ha generato un ulteriore slittamento nei tempi della decisione. La difesa, tuttavia, non si è fermata e ha rinnovato l'istanza anche nel capoluogo lombardo, cercando di forzare la mano per ottenere una sospensione della custodia cautelare in carcere, dove Roggero sta scontando la sua condanna.
La vicenda giudiziaria e il contesto dell'omicidio
La condanna a 14 anni e 9 mesi, divenuta irrevocabile, è stata inflitta a Roggero per l'omicidio di due rapinatori e per il ferimento di un terzo, avvenuto all'interno della sua gioielleria. I fatti risalgono a un tentativo di rapina durante il quale il gioielliere aveva fatto fuoco contro i malviventi in fuga, un gesto che la giustizia ha ritenuto sproporzionato e che è costato caro all'uomo, oggi settantaduenne.
L'opinione pubblica si è divisa tra chi vede in Roggero un commerciante che ha difeso la propria attività e la propria vita e chi, invece, ritiene che la sua reazione abbia superato i limiti della legittima difesa, configurando un eccesso punibile penalmente. In questo clima di tensione e attesa, la riapertura della gioielleria rappresenta un segnale di resilienza per la famiglia, che cerca di guardare avanti pur consapevole della gravità della situazione giudiziaria che coinvolge il proprio congiunto.




