Ariston chiude l’acquisizione di Riello, Electrolux resta in attesa dell’Europa

Ariston chiude l’acquisizione di Riello, Electrolux resta in attesa dell’Europa
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Redazione Economia Redazione Economia   -   Due storie industriali profondamente diverse, due aziende che condividono soltanto la radice veneta e il settore degli elettrodomestici, si muovono in queste ore su binari opposti. Da un lato il lieto fine per il gruppo Riello, che torna a sventolare bandiera italiana dopo undici anni di gestione americana, grazie al closing dell’acquisizione da parte di Ariston Group per una cifra che si aggira intorno ai 370 milioni di euro.

Dall’altro il reiterato stallo della vertenza Electrolux, un caso che dopo l’ennesimo incontro romano sembra ormai destinato a risolversi soltanto a Bruxelles, tra le maglie del meccanismo CBAM e le pressioni esercitate dai competitor asiatici.

Il ritorno di Riello in mani italiane

La formalizzazione dell’operazione è arrivata nei giorni scorsi, con Ariston Group che ha ufficialmente preso possesso del 100% di Riello Group, storica azienda fondata nel lontano 1922 e specializzata nella produzione di caldaie, climatizzatori e tecnologie per la combustione. A cedere il pacchetto azionario è stata Carrier Global Corporation, la multinazionale statunitense che aveva rilevato l’azienda veronese nel 2020 dopo che, cinque anni prima, United Technologies Corporation ne era diventata proprietaria.

L’accordo, già anticipato a metà dicembre 2025, è stato perfezionato sulla base di un Enterprise Value di 289 milioni di euro, con un corrispettivo finale di circa 370 milioni che include i consueti aggiustamenti legati alla posizione finanziaria netta e al capitale circolante. L’operazione è stata interamente finanziata con le risorse liquide già disponibili nel bilancio di Ariston, e l’impatto previsto sul debito pro-forma del gruppo al termine dell’esercizio dovrebbe mantenersi al di sotto di 2,5 volte l’Ebitda. riello, che nel 2025 ha generato ricavi per circa 400 milioni di euro, un Ebitda adjusted di 35 milioni e un Ebit adjusted di 18 milioni, porta in dote al nuovo proprietario un ampio ventaglio di competenze: dalle caldaie alle pompe di calore, fino ai sistemi di climatizzazione e alle tecnologie multi-fuel, con una solida presenza in mercati chiave come Nord America e Cina.

Le linee guida di Paolo Merloni

A dettare l’agenda del dopo-acquisizione è Paolo Merloni, presidente di Ariston Group, che ha subito voluto chiarire la filosofia che guiderà l’integrazione: «Non sarà un piano di sviluppo per Riello, ma per Ariston. Cresceremo insieme, integrando due solidi brand come Riello e Beretta nel nostro portafoglio». Il progetto, insomma, non prevede che l’azienda acquisita viva di rendita, ma che entri a far parte di un disegno più ampio, in cui le reciproche competenze si combinano per creare valore.

Con l’ingresso di Riello, Ariston supererà la soglia dei 3 miliardi di euro di fatturato complessivo e l’Italia peserà per quasi il 15% delle vendite totali del nuovo gruppo. Prima ancora che l’operazione andasse in porto, Ariston aveva già deliberato un piano di investimenti da 500 milioni di euro fino al 2028, destinati sia allo sviluppo industriale che alla ricerca e sviluppo.

Un programma che, stando alle parole di Merloni, subirà un’accelerazione e vedrà Riello come naturale beneficiaria di buona parte di quelle risorse, senza che il piano venga stravolto nella sua architettura complessiva.

Le sinergie e i numeri dell’operazione

Dal punto di vista finanziario, Ariston ha ottenuto un multiplo di circa 5 volte l’EV rispetto all’Ebitda adjusted 2026, includendo i benefici delle sinergie a regime. Queste ultime sono stimate in circa 25 milioni di euro annui a partire dal 2030, e l’operazione dovrebbe contribuire positivamente all’utile per azione adjusted già dal secondo anno successivo al closing. ma è sul piano industriale che Merloni e il suo management contano di mettere a frutto l’operazione. L’obiettivo è creare piattaforme comuni, soprattutto in ambito logistico e negli acquisti, e sfruttare la complementarità tra i marchi: Riello e Beretta, da un lato, porteranno una radicata presenza sul mercato italiano e un’ampia rete di installatori e centri di assistenza; dall’altro, Ariston offrirà alla neo-acquisita la possibilità di espandersi ulteriormente nei settori commerciali e industriali oltre i confini europei. il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha accolto con favore l’operazione, definendola «strategica» per il rafforzamento di un campione italiano in un settore chiave. Il centro di ricerca di Riello non dovrebbe subire interventi traumatici, e la piena continuità organizzativa e operativa del gruppo è stata garantita già a partire dal closing.

Electrolux, il pressing dei sindacati e il nodo CBAM

L’altra faccia della medaglia, purtroppo, è la situazione che si è nuovamente cristallizzata intorno alla vertenza Electrolux. Il secondo incontro del tavolo tecnico, tenutosi a Roma il 30 giugno, ha visto da parte della multinazionale svedese una generica disponibilità a discutere la rimodulazione del piano industriale, ma i sindacati di categoria – Fim, Fiom e Uilm – hanno bollato l’apertura come «insufficiente» e di fatto priva di sostanza. l’azienda ha ribadito le criticità che la stanno spingendo a rivedere al ribasso le prospettive per l’Europa: una domanda post-pandemica inferiore alle previsioni, un calo dei prezzi medi di vendita e la pressione crescente dei produttori asiatici, favoriti da costi di produzione inferiori e dal rientro delle tariffe di trasporto marittimo.

La direzione ha inoltre confermato che nel piano originario alcune produzioni sarebbero state destinate alla Thailandia o alla Cina, ma si è detta disposta a elaborare un’alternativa a patto che si intervenga su alcune leve competitive come la modifica della tassa CBAM, il costo dell’energia e l’organizzazione del lavoro. una richiesta che ha scatenato l’irritazione dei sindacati, convinti che sia impossibile inseguire l’Asia sul terreno del costo del lavoro o recuperare il divario competitivo con la sola produttività interna. Il nodo centrale resta proprio il meccanismo del Carbon Border Adjustment Mechanism, che attualmente colpisce l’importazione dei singoli componenti metallici senza però applicarsi sugli elettrodomestici finiti che arrivano dall’estero.

Un paradosso normativo che, di fatto, penalizza l’industria nazionale e che per i rappresentanti dei lavoratori può essere risolto soltanto con un intervento straordinario delle istituzioni europee.

Le prossime tappe

Il calendario delle trattative prevede due appuntamenti cruciali: il 14 luglio, data in cui Electrolux è chiamata a fornire le prime risposte concrete sul futuro dello stabilimento di Cerreto d’Esi, considerato il più a rischio; e il 21 luglio, quando i sindacati chiederanno ufficialmente un’azione forte e coordinata al Governo e alle Regioni. Nel frattempo, le segreterie hanno già chiesto di calendarizzare ulteriori incontri a settembre, nella consapevolezza che la partita non si chiuderà in poche settimane e che il confronto rischia di trascinarsi ben oltre l’estate.

Mentre Ariston celebra l’integrazione di Riello e guarda al futuro con un piano di investimenti da mezzo miliardo, la vertenza Electrolux resta impantanata in una fase di stallo in cui l’unica via d’uscita sembra passare inevitabilmente per Bruxelles. E il destino di centinaia di lavoratori italiani resta sospeso.

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