Lda e Aka 7even, un’amicizia lunga otto anni li porta a Sanremo 2026 con “Poesie clandestine”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non era nei piani, o almeno non in quelli immediati, e forse è proprio questa assenza di strategia, questo lasciarsi andare al flusso delle cose, che ha reso possibile l’incontro artistico tra LDA e Aka 7even, entrambi all’Ariston per la seconda volta ma, per la prima, in gara come coppia. I due cantanti napoletani, rispettivamente di 22 e 25 anni, presentano alla settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo il brano “Poesie clandestine”, una ballad che affonda le radici in un sentimento viscerale, un amore che è insieme carnale e fuggitivo, di quelli che non trovano una forma stabile ma che vengono vissuti con una pienezza tale da lasciare il segno. Il pezzo, scritto da Luca D’Alessio (questo il nome all’anagrafe per LDA), Luca Marzano (in arte Aka 7even), Alessandro Caiazza e Vito Petrozzino, con la produzione di Noya, uscirà il 6 marzo all’interno di un album omonimo composto da dieci tracce, un progetto discografico nato in soli sedici giorni di lavoro febbrile e concentrato.

La genesi di un progetto nato tra le mura di casa, quasi per gioco, senza filtri o aspettative di classifica

Tutto è cominciato al termine della scorsa estate, quando i due, reduci dai rispettivi tour, si sono ritrovati a Roma in un momento di pausa, di quelle soste necessarie per ricaricarsi e fare due risate insieme. L’idea iniziale non era certo quella di incidere un disco, ma di passare del tempo in leggerezza, eppure qualcosa nell’aria, una tensione creativa palpabile, ha fatto sì che quella che doveva essere una sessione informale si trasformasse in qualcosa di più serio. In sedici giorni, lavorando senza barriere né sovrastrutture, hanno dato vita a un lavoro che parla d’amore in tutte le sue sfaccettature, mettendosi a nudo e attingendo a piene mani dalle loro radici culturali e musicali. La loro Napoli, del resto, emerge prepotentemente non solo nei suoni, in quel mix di cantautorato classico e influenze più contemporanee che spaziano dall’R&B all’urban, ma anche nella lingua, con inserti in dialetto che per LDA rappresentano una novità e insieme una liberazione, dopo anni di resistenza nel farlo per timore di etichette o pregiudizi.

La serata delle cover con Tullio De Piscopo e il legame viscerale con la città partenopea

E proprio la napoletanità, quella vissuta e non folcloristica, costituisce l’ossatura portante di “Poesie clandestine”, un brano in cui la donna amata viene paragonata alla Napoli sotterranea, a quei percorsi ipogei e misteriosi che più scavi e più rivelano stratificazioni di storia e di vita. Non è un caso, d’altronde, che per la serata delle cover i due abbiano scelto di condividere il palco con un’istituzione come Tullio De Piscopo, che pochi giorni prima dell’esibizione festeggerà ottant’anni, per rileggere insieme a lui “Andamento lento”, brano simbolo di un’epoca e di un modo di intendere la musica che ha varcato i confini nazionali. I due ragazzi, cresciuti ascoltando i dischi di Pino Daniele e respirando l’eredità di cantautori come Alex Baroni, sanno bene di essere parte di una generazione che ha visto cambiare radicalmente la percezione di Napoli nel resto d’Italia, passata da stereotipo negativo a modello culturale, e di questo cambiamento, in cui musica e calcio hanno giocato un ruolo determinante, si sentono orgogliosi interpreti. La loro quotidianità, fatta di convivenza con gli stessi produttori e autori, ha cementato un’amicizia che in otto anni non ha mai conosciuto litigi e che oggi li porta ad affrontare l’avventura sanremese con la spensieratezza di chi non ha nulla da perdere, ma anche con la consapevolezza di chi la fame, quella voglia di dimostrare qualcosa, ce l’ha cucita addosso.

La reazione all’incendio del teatro Sannazaro e l’impegno concreto per la ricostruzione

Nel caos ordinato dei preparativi e delle interviste, una ferita recente ha turbato la vigilia dei due artisti: l’incendio che ha devastato il teatro Sannazaro, luogo del cuore per LDA e per molti altri, ha scatenato una immediata solidarietà da parte loro. Hanno risposto con prontezza alla proposta, avanzata da più parti, di destinare una parte dei proventi del Festival alla ricostruzione della struttura, offrendosi non solo simbolicamente ma in modo concreto: concerti, presenza fisica, tutto ciò che potrà servire, perché, come tengono a sottolineare, se la musica può trasformarsi in aiuto reale, non deve tirarsi indietro. Intanto, sul fronte delle ambizioni, nessuna illusione di vincere il Festival vero e proprio, anche perché, scherzano loro in dialetto, al massimo possono puntare al FantaSanremo, ma la vera vittoria, quella che cercano, è un’altra: fare canzoni che restino, che non siano moda passeggera, musica fast fashion come la definisce LDA, ma qualcosa di solido, capace di riempire i palazzetti e di vivere oltre la settimana dell’Ariston.

I consigli di Gigi D’Alessio e il rapporto con la fede come bussola interiore

Sul piano personale, per LDA c’è il conforto e l’esempio del padre, Gigi D’Alessio, che a distanza gli ha raccomandato di vivere tutto con serenità, di essere se stesso e di non dare mai nulla per scontato, oltre alla classica raccomandazione materna di mettersi la sciarpa. Per Aka 7even, invece, il rapporto con la fede, segnato da un’infanzia difficile e da un coma di sette giorni a sette anni, rappresenta una dimensione intima e profonda, qualcosa che non cerca di imporre ma che lo accompagna costantemente, come dimostrano i tatuaggi religiosi che gli ricoprono il e i continui richiami a Dio presenti nei testi dell’album. Ed è forse proprio questa miscela di leggerezza e profondità, di radici salde e sguardo proiettato in avanti, a caratterizzare la loro avventura sanremese, un punto di partenza piuttosto che un traguardo, come loro stessi amano ripetere, per un progetto che intreccia due identità senza annullarle.

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