Il sogno infranto di Zampolli: il no di Trump e il coro di «squallido» dal fronte italiano

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Redazione Sport Redazione Sport   -   «Non ci penso più di tanto». Con questa secca ammissione, resa pubblica durante un’intervista alla Casa Bianca al termine dei colloqui tra Israele e Libano, il presidente Donald Trump ha sostanzialmente chiuso – se mai ce ne fosse stato bisogno – le porte a quell’idea, suggestiva quanto politicamente inopportuna, di un ripescaggio dell’Italia ai Mondiali di calcio del 2026. Una risata collettiva dei presenti nello Studio Ovale ha accompagnato la domanda di un giornalista, quasi a sottolineare la natura surreale di una proposta che, almeno sulla carta, avrebbe sostituito la Nazionale persiana (qualificata sul campo) con gli Azzurri, eliminati a Sarajevo dalla Bosnia ai playoff. E invece, come spesso accade quando di mezzo c’è l’anomalo connubio tra geopolitica e pallone, la questione aveva preso a girare per qualche ora, alimentata dalle dichiarazioni di Paolo Zampolli, l’inviato speciale di Trump per le partnership globali.

«L’ho suggerito a Trump e Infantino», l’ammissione del diplomatico dal cuore azzurro

A innescare la miccia era stato proprio Zampolli, italo-americano con un passato da imprenditore immobiliare e ora figura chiave nei rapporti tra Washington e Roma. A margine di una serie di incontri a Belgrado, ma tenendo banco principalmente sulla questione calcistica, Zampolli aveva rilasciato un’intervista al Corriere della Sera nella quale non aveva nascosto il suo sogno: «Incrocio le dita come tutti. Ho il cuore azzurro e gli Azzurri se lo meritano. Sono convinto che si possa sognare che l’Italia partecipi ai campionati del mondo che si svolgeranno negli Stati Uniti». Prendendo spunto dalle tensioni belliche ancora calde tra Usa e Iran (nonostante una tregua definita «fragile» dagli analisti), Zampolli aveva ammesso senza troppi giri di parole di aver formalizzato il suggerimento sia al presidente Trump che al numero uno della Fifa, quel Gianni Infantino che alle riunioni della Casa Bianca è ormai di casa: «Confermo di aver suggerito a Trump e Infantino che l’Italia sostituisca l’Iran. Con quattro titoli, hanno il pedigree per giustificare l’inclusione». Una mossa che il Financial Times ha letto come un tentativo – neppure troppo velato – di riparare i legami tra Trump e la premier Giorgia Meloni, incrinati dai recenti attacchi verbali del presidente americano a Papa Leone XIV.

Abodi e il fronte del no: «Impossibile, inopportuno. Ci si qualifica in campo»

Lungi dall’accogliere a braccia aperte questa carota diplomatica, il fronte politico e sportivo italiano ha reagito con un imbarazzo quasi palpabile, se non con un secco rifiuto. A dare il la alle bordate è stato il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, il quale – intercettato al Quirinale durante le celebrazioni per i 70 anni della Corte Costituzionale – ha liquidato la vicenda con un crudo realismo: «L'eventuale ripescaggio dell'Italia al Mondiale 2026? Primo non è possibile, secondo non è opportuno». Abodi, che forse in cuor suo avrebbe anche sognato una chance per la Nazionale (come avrebbe ironizzato più tardi lo stesso Zampolli), ha rimarcato il principio sacrosanto dello sport: la qualificazione si conquista soltanto sul rettangolo verde, non attraverso le stanze dei bottegoni del potere. Sulle sue posizioni si è attestato anche il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, il quale ha confessato che una simile eventualità lo farebbe sentire «offeso», mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è stato ancora più tranchant, definendo l’ipotesi «una cosa vergognosa».

Mentana: sarebbe «squallido e ingiusto», il dilemma etico del tifo

La bordata più significativa, forse perché proveniente da una voce autorevole del giornalismo italiano (e notoriamente un tifoso interista con la passione per il calcio), è arrivata da Enrico Mentana. Il direttore del Tg La7, commentando sui social l’indiscrezione rimbalzata dal Financial Times, ha sparato a zero sulla possibilità di vedere l’Italia ripescata «da imbucati». «Essere ripescati ai mondiali di calcio da imbucati – ha scritto Mentana in un post poi ripreso da diverse testate – al posto di una nazione qualificata sul campo, ma esclusa perché in guerra con il paese ospitante, sarebbe squallido e ingiusto, e offensivo per la nostra storia sportiva». Un affondo secco che ha spiazzato anche i più accesi sostenitori della Nazionale, i quali, di fronte alla prospettiva concreta di vedere la compagine di Luciano Spalletti (comunque fuori dai giochi) a Los Angeles, dovranno ora scontrarsi con la nuda sostanza dei fatti: l’Iran non ha alcuna intenzione di ritirarsi e la Fifa, con ogni probabilità, assegnerà l’eventuale posto vacante a una confederazione asiatica, rispettando i regolamenti.

Description: L’inviato di Trump propone l’Italia ai Mondiali al posto dell’Iran, ma il presidente Usa frena. Mentana e Abodi bocciano l’ipotesi.

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