Hamas respinge l'ultima proposta israeliana per la tregua, mentre Gaza sprofonda nel caos
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Hamas ha respinto la contro-proposta avanzata da Israele per una tregua temporanea a Gaza e il rilascio degli ostaggi ancora detenuti nei tunnel, in cambio della liberazione di prigionieri palestinesi. Lo hanno confermato due funzionari del movimento islamico, accusando Tel Aviv di aver «ostacolato» la mediazione di Egitto e Qatar e di voler «far deragliare qualsiasi accordo». Intanto, l’esercito israeliano prosegue l’avanzata nell’enclave, con l’obiettivo dichiarato di assumerne il controllo militare, mentre sul terreno si moltiplicano gli scontri tra miliziani di Hamas e clan rivali.
La situazione umanitaria, già al collasso, precipita ulteriormente. Le Nazioni Unite hanno annunciato la chiusura delle ultime 25 panetterie ancora operative a Gaza, dopo l’esaurimento delle scorte di farina e combustibile. «Non lo facciamo per scelta», ha precisato il portavoce dell’Onu Stephane Dujarric, descrivendo una crisi alimentare «senza precedenti» da quando Israele ha bloccato gli ingressi degli aiuti un mese fa. Senza pane né medicine, la popolazione civile è stretta nella morsa di un conflitto che non risparmia nessuno, neppure i più piccoli.
A Jabalia, come in altre zone della Striscia, i bombardamenti hanno lasciato dietro di sé vittime senza identità, corpi dilaniati al punto da renderne impossibile il riconoscimento. «Non avevano più lineamenti», ha testimoniato una sopravvissuta, costretta a identificare i bambini dai brandelli dei vestiti. Scene che si ripetono ovunque, mentre l’esercito israeliano si prepara a estendere le operazioni verso sud, dove migliaia di civili si sono rifugiati nell’illusione di trovare scampo.




