Ucciso El Mencho in Messico, il paese sprofonda nel caos più totale
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Redazione Esteri
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L'operazione, pianificata nei minimi dettagli dalle forze speciali dell'esercito messicano con il supporto fondamentale di intelligence fornito dagli Stati Uniti – una collaborazione, quest'ultima, che la Casa Bianca ha voluto fortemente, con il presidente Trump determinato a colpire i vertici del narcotraffico – ha portato all'uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, meglio noto come “El Mencho”. Il fondatore e leader indiscusso del Cartello Jalisco Nueva Generación (Cjng), considerato l'organizzazione criminale più violenta e potente del Messico, è stato intercettato e neutralizzato nel corso di un blitz terrestre e aereo avvenuto nello stato di Jalisco, roccaforte del suo impero -4-7. Il blitz è scattato a Tapalpa, località dove il narcotrafficante – sul quale pendeva una taglia da 15 milioni di dollari offerta dal Dipartimento di Stato americano – cercava rifugio, ma i militari, dopo averlo localizzato, sono stati fatti segno a raffiche di armi da fuoco e hanno risposto all'attacco, ingaggiando un violento conflitto a fuoco che ha visto l'impiego di lanciarazzi e mezzi blindati da entrambe le parti -4-5.
Nel corso dello scontro, che ha provocato la morte di sette presunti membri del cartello – quattro dei quali sono deceduti sul posto, mentre altri tre, fra cui lo stesso “El Mencho”, sono spirati a bordo di un velivolo militare durante il trasferimento d'emergenza a Città del Messico – sono rimasti feriti anche tre elementi dell'esercito, immediatamente soccorsi e trasportati in strutture sanitarie della capitale -4-7. L'identità del senza vita di Oseguera Cervantes, originario di Aguililla, nel Michoacán, e asceso dai ranghi di bracciante e spacciatore di eroina negli Stati Uniti fino a diventare il signore assoluto di un traffico di droga esteso in un centinaio di paesi, sarà ora sottoposta a tutti gli accertamenti peritali del caso, sebbene le fonti governative diano ormai per certa la sua morte -2-4-10.
La reazione immediata del cartello, un'ondata di violenza senza precedenti
La notizia del decesso del loro leader, diffusa nell'arco di poche ore e confermata successivamente dal ministero della Difesa, ha innescato una reazione immediata e coordinata su larga scala da parte delle cellule del Cjng sparse sul territorio. Una vera e propria dichiarazione di guerra lanciata attraverso atti di guerriglia urbana: in almeno undici stati della federazione – tra cui Guanajuato, Michoacán, Colima, Nayarit e Zacatecas – si sono susseguiti blocchi stradali attuati con veicoli pesanti e autobus dati alle fiamme, incendi di esercizi commerciali e raid contro obiettivi sensibili -1-5-6. Il caos più totale ha regnato sovrano per ore, costringendo il governatore di Jalisco, Pablo Lemus, a proclamare il “codice rosso”, un livello di massima allerta che si traduce nell'invito alla popolazione a non uscire di casa e nella sospensione del servizio di trasporto pubblico, mentre le forze dell'ordine tentavano di arginare la furia dei narcos -1-6.
Particolarmente drammatica è apparsa la situazione all'Aeroporto Internazionale di Guadalajara, Miguel Hidalgo, dove commando armati hanno fatto irruzione nelle aree pubbliche e nelle piste, seminando il panico tra i passeggeri in attesa e costringendo le autorità aeroportuali a chiudere lo scalo e a dirottare tutti i voli -3-5. I video amatoriali diffusi sui social network mostravano la gente fuggire urlando mentre echeggiavano colpi d'arma da fuoco, un'immagine di terrore che ha fatto rapidamente il giro del mondo. Analoghe incursioni sono state segnalate in una centrale degli autobus di Guadalajara e, soprattutto, nel carcere di Ixtapa, a Puerto Vallarta, dove si sarebbe verificata un'evasione di massa, e in una base della Guardia Nazionale a San Juan de los Lagos, attaccata con esplosivi e armi di grosso calibro -5-9.
Il ruolo determinante dell'intelligence statunitense e la caccia all'uomo
L'uccisione di “El Mencho” rappresenta un successo senza precedenti nella lotta al narcotraffico messicano, un colpo paragonabile per portata alla cattura di Joaquín “El Chapo” Guzmán e di Ismael “El Mayo” Zambada, storici leader del cartello di Sinaloa -1-5. All'operazione, che è stata interamente condotta da personale messicano, ha fatto da supporto una rete di informazioni complementari fornite dagli Stati Uniti, un flusso di intelligence che si inserisce nel quadro degli accordi bilaterali di cooperazione in materia di sicurezza e che ha permesso di stringere il cerchio attorno al ricercato numero uno -4-8. Non si è trattato, come hanno prontamente precisato i vertici della Difesa messicana, di un'azione congiunta con truppe statunitensi sul campo, ma di un essenziale scambio di dati che ha reso possibile localizzare l'obiettivo in un'area impervia e storicamente controllata dai suoi uomini -4-8.
Proprio la potenza di fuoco dispiegata dal Cjng durante l'imboscata, con l'utilizzo di lanciarazzi in grado di abbattere elicotteri, ha confermato il livello di minaccia rappresentato dall'organizzazione, che sotto la guida di Oseguera era arrivata a controllare rotte strategiche per il traffico di cocaina, metanfetamine e fentanyl verso gli Stati Uniti -4-9. Non è un caso che Washington avesse già classificato il cartello come organizzazione terroristica, aumentando la pressione su un uomo, Nemesio Oseguera Cervantes, che da anni conduceva una vita da latitante, protetto da un esercito di sicari e da una fitta rete di complicità, e che ora, con la sua morte, lascia un vuoto di potere che rischia di essere colmato solo con altro sangue.




