Maxi furto di vino ad Antinori, l'allarme dei produttori: "Fortemente preoccupati"

Maxi furto di vino ad Antinori, l'allarme dei produttori:Fortemente preoccupati"
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   La notizia del clamoroso furto di pregiatissime bottiglie di vino dalla cantina Marchesi Antinori di Cortona piomba su Montepulciano fin dalla prima mattina di una giornata interamente dedicata al vino Nobile. Del rosso Docg, prodotto che si identifica profondamente con il territorio, si parla in un convegno dedicato a Francesco Redi, medico intellettuale e letterato alla corte dei Medici, autore della famosa espressione «Montepulciano d'ogni vino è il re», contenuta nell'opera Bacco in Toscana, pubblicata a Firenze nel 1685.

Il colpo record e la dinamica dell'effrazione

Una banda di almeno sette ladri mascherati si è introdotta nella notte tra il 2 e il 4 ottobre nel deposito della tenuta La Braccesca di Cortona, in provincia di Arezzo, portando via 30.000 bottiglie di vino di altissima gamma per un valore complessivo stimato in circa 5 milioni di euro. Si tratta del furto di vino più ingente mai messo a segno in Italia.

I malviventi hanno disattivato l'impianto di allarme e messo fuori uso le telecamere di sorveglianza, poi hanno utilizzato i muletti della stessa azienda per caricare i bancali su due grandi camion. La refurtiva comprende le tre icone della casa vinicola fiorentina: Tignanello, Solaia e Guado al Tasso, tutte dell'annata 2023.

Il Solaia rappresenta la parte più consistente del bottino, con circa 10.000 bottiglie sottratte a fronte di una produzione annua che si aggira tra le 60.000 e le 70.000 unità. L'amministratore delegato di Marchesi Antinori, Renzo Cotarella, ha spiegato che il furto pesa per un 20-25% della produzione complessiva di questa etichetta, con una forte riduzione della disponibilità per l'intera stagione di vendita.

Diverso il discorso per il Tignanello e il Guado al Tasso, le cui annate 2023 erano già sul mercato da tempo e il cui impatto sulla produzione si attesta attorno al 3%.

L'ipotesi della talpa e le destinazioni sospette

Gli investigatori, coordinati dalla Procura di Arezzo, non escludono l'ipotesi che il gruppo abbia avuto un complice interno impegnato a studiare la logistica della struttura. I ladri hanno trovato pronte a partire per i mercati di destinazione le tre etichette, provenienti dalle rispettive cantine del Chianti e di Bolgheri e concentrate nel magazzino di Cortona, poco distante dallo svincolo della superstrada Perugia-Bettolle.

Il marchese Piero Antinori, presidente onorario della casa vinicola, ha dichiarato che probabilmente il colpo era su commissione e che i responsabili dovevano sapere in anticipo dove piazzare tutto quel vino.

Rudi Bindella, storico importatore svizzero di Antinori, ha commentato che non è possibile rubare in un contesto come Cortona senza un coinvolgimento di persone dell'azienda, aggiungendo che occorre una preparazione e un'organizzazione con gente coinvolta dall'interno. Gli inquirenti sospettano che i due bilici siano già all'estero e che il colpo sia stato commissionato per rifornire mercati dove queste etichette sono particolarmente ricercate ma limitate.

Le destinazioni più probabili includono l'Asia e l'Europa, con la Svizzera indicata come possibile punto di smercio.

La preoccupazione dei produttori e le contromisure

Susanna Crociani, produttrice e vice-presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, ha espresso forte preoccupazione per un fenomeno che definisce sempre più frequente, spiegando che i grandi vini toscani sono diventati veri e propri beni rifugio, appetibili per la criminalità organizzata che agisce su commissione per rifornire mercati paralleli, spesso esteri.

Il consorzio sta lavorando con i produttori per inserire sistemi avanzati di tracciamento digitale nelle etichette delle bottiglie più importanti, come quelle del Nobile Le Pievi, con l'obiettivo di rendere ogni pezzo unico e tracciabile a livello globale.

Paolo Solini, direttore del Consorzio del Nobile, ha sottolineato che in Italia l'impianto dei vini a denominazione garantisce già una tracciabilità molto alta che registra l'origine e la provenienza di ciascun lotto, precisando che a Montepulciano non si registrano precedenti di questo tipo. Marchesi Antinori ha avviato una comunicazione con i clienti internazionali per metterli in guardia da possibili offerte sospette, invitandoli a diffidare di forniture fuori dai canali ufficiali.

L'acquisto consapevole di merce proveniente da un furto può configurare il reato di ricettazione.

Una serie di colpi nelle cantine italiane

Quello di Cortona non è un caso isolato. Nel 2026 le bande hanno più volte preso di mira le eccellenze del Piemonte, con due colpi fotocopia a distanza di pochi mesi. A fine giugno la cantina Banfi Piemonte a Strevi è stata svaligiata di oltre 3.000 bottiglie di Alta Langa Docg, tra cui la prestigiosa Cuvée Aurora e la Riserva 100 Mesi. A settembre il copione si è ripetuto alla storica cantina Conterno Fantino a Monforte d'Alba, uno dei santuari del Barolo nelle Langhe, dove i malviventi hanno usato i muletti dell'azienda per caricare in circa tre ore 3.000 bottiglie di Barolo di alta gamma.

La mappa dei furti traccia una scia che attraversa tutta Italia: dai raid nelle Langhe da Fontanafredda nel dicembre 2015 fino alle razzie a Montalcino da Cupano e Col d'Orcia. Nel febbraio 2024 è toccato alla cantina Sergio Mottura a Civitella d'Agliano, nel Viterbese, con 6.000 bottiglie portate via su bancali. I commando operano con precisione, studiando dove e quando colpire, disattivando i sistemi d'allarme e selezionando con cura le etichette da sottrarre.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.