Antinori: “Negli Usa i consumi di vino ripartiranno”. E a Hollywood trionfano le scarpe romagnole

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un ottimismo misurato, quello di Piero Antinori, che guarda oltre la congiuntura sfavorevole e i dati in flessione; il presidente onorario della storica casa vinicola, nel corso di una video intervista rilasciata al Sole 24 Ore, ha voluto rievocare i quarant’anni dallo scandalo del metanolo, un capitolo buio che segnò profondamente il settore, per poi riannodare i fili di un discorso che lega la tradizione italiana ai mercati esteri, con uno sguardo particolare agli Stati Uniti. Nonostante le difficoltà registrate nel 2025, un anno che ha risentito pesantemente dell’introduzione dei dazi e dell’effetto distorsivo delle scorte elevate accumulate dai distributori, molti osservatori dall’altra parte dell’Oceano – ha spiegato Antinori – sarebbero convinti che la domanda non sia affatto destinata a un declino strutturale. È un’analisi che guarda al ciclo, più che al dato contingente, e che punta sulla resilienza di un prodotto ormai radicato nelle abitudini di consumo americane, nonostante le turbolenze commerciali e le barriere tariffarie volute dall’amministrazione Trump, tornato alla Casa Bianca per un nuovo mandato.

Mentre nel mondo del vino si ragiona sulle prospettive di ripresa, a Los Angeles si è spenta da poco l’eco della novantaseiesima edizione degli Academy Awards, una cerimonia che ha visto il trionfo di “One Battle After Another”, il film di Paul Thomas Anderson che ha letteralmente dominato la notte del Dolby Theatre portando a casa sei statuette. La pellicola, come noto, ha avuto la meglio su “Sinners”, fermo a quattro riconoscimenti, in una serata condotta con ironia e misura da Conan O’Brien, che ha saputo bilanciare il clima di leggerezza tipico dell’evento con la consapevolezza di una congiuntura globale complessa, segnata da conflitti e tensioni politiche che, seppur con interventi misurati, hanno trovato spazio sul palco, come nel caso dell’appello di Javier Bardem per la fine delle ostilità internazionali.

La notte degli Oscar e un dettaglio di stile tutto italiano

Decisamente in sordina rispetto allo sfarzo di altre edizioni, complice forse quel clima generale di cui si diceva, è arrivato comunque il momento di concedersi un po’ di leggerezza e di curiosare fra i look sfoggiati dalle celebrity sul red carpet. L’obiettivo, per i lettori più attenti e affezionati alle cronache di costume, è sempre quello di riconoscere le creazioni delle maison sammauresi, comparse anche quest’anno ai piedi di numerose star del grande schermo; una presenza, quella della calzatura di lusso Made in Romagna, che si conferma una costante nelle notti hollywoodiane. A cominciare dall’attrice irlandese Jessie Buckley, premiata come miglior attrice protagonista per la sua intensa interpretazione in ‘Hamnet’, il film diretto da Chloé Zhao, che ha sfilato sul tappeto rosso calzando un paio di scarpe firmate Gianvito Rossi. E mentre lei saliva a ritirare la prestigiosa statuetta, Valentina Merli raccontava la sua notte post Oscar, fatta di danze con Jay-Z e di un insolito abbinamento, per l’occasione, di Valentino e ciabatte.

In una lunga notte, quella degli Oscar, che si è voluta quasi ermeticamente blindare dal caos e dai conflitti globali, la cerimonia si è svolta in un’atmosfera di elegante efficienza, forse troppo lineare per i gusti di chi cerca colpi di scena o grandi sbavature; non sono mancati, però, piccoli episodi che hanno attirato l’attenzione della critica, a partire dall’assenza di Sean Penn, vincitore del premio di miglior attore non protagonista. Un’assenza che molti hanno interpretato come un gesto velatamente polemico, una scelta di campo che riecheggia il suo noto attivismo politico e che ha portato in dote un cartello con su scritto «No war», comparso durante la serata, a ricordare come anche il mondo dello spettacolo fatichi a restare immune dalle tensioni che attraversano il pianeta.

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