Il governo apre la porta al nucleare
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Redazione Interno
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Il governo italiano ha compiuto un passo decisivo verso il ritorno all’energia nucleare, nonostante il passato referendum del 1987 che ne decretò l’abbandono. Ieri, durante il Consiglio dei Ministri, è stata approvata la legge delega sul “nuovo nucleare sostenibile”, un provvedimento che punta a regolamentare la produzione di energia atomica attraverso tecnologie avanzate, lo smantellamento delle vecchie centrali e la gestione dei rifiuti radioattivi. Il disegno di legge, composto da quattro articoli, mira a intervenire in modo organico sulla materia, con un occhio di riguardo alla ricerca e sviluppo nel campo della fusione nucleare, oltre che alla riorganizzazione delle competenze istituzionali.
Nella relazione allegata al provvedimento, il governo sottolinea i progressi tecnologici dei reattori di terza e quarta generazione, che garantirebbero maggiore sicurezza ed efficienza rispetto al passato. «Il balzo tecnologico», si legge nel testo, «ha assicurato un salto di qualità, rendendo il nucleare una scelta sostenibile e competitiva». Un cambio di rotta che, secondo l’esecutivo, è necessario per affrontare la crisi energetica e ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, senza trascurare gli obiettivi di decarbonizzazione.
La decisione, però, non è priva di polemiche. Il ritorno al nucleare rappresenta una svolta radicale rispetto alle politiche energetiche degli ultimi decenni, che hanno privilegiato le fonti rinnovabili come eolico e solare. Secondo alcuni osservatori, l’impostazione attuale, sostenuta anche da ingenti finanziamenti del Recovery Plan, rischia di essere superata, con conseguenze potenzialmente negative per il settore industriale e le famiglie.
Tra i sostenitori della nuova legge c’è Chicco Testa, storico ambientalista e oggi convinto assertore del nucleare. Testa, che nel 1987 guidò la campagna per il referendum contro l’atomo, ammette di aver sbagliato per ideologia. «La legge delega è ben fatta», ha dichiarato, «e mette in luce i tre punti fondamentali per cui l’Italia ha bisogno del nucleare: decarbonizzazione, sicurezza energetica e aumento dei consumi elettrici». Pur riconoscendo che il percorso parlamentare sarà lungo e complesso, Testa esprime ottimismo sulla possibilità di un ritorno all’atomo.
Il premier Giorgia Meloni, dal canto suo, ha ribadito che la palla passa ora al Parlamento, chiamato a discutere e approvare il provvedimento. «Il nucleare sostenibile», ha dichiarato, «è una scelta strategica per il futuro del Paese, in grado di garantire energia a costi contenuti e ridurre le emissioni».




