Nucleare per l’indipendenza dalla Cina, la scommessa del governo Meloni
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Redazione Interno
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Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente, ha recentemente dichiarato che l'Italia punta su tecnologie nucleari avanzate, come i piccoli reattori modulari (SMR) e il nucleare di quarta generazione (AMR). Queste tecnologie, a differenza del fotovoltaico e dei sistemi di accumulo elettrochimici dominati dalla Cina, sarebbero sviluppate e rese disponibili da Paesi occidentali, Italia inclusa, grazie alle grandi capacità industriali già esistenti nel nostro Paese.
Il ministro ha sottolineato che, rispetto ad altri Paesi europei, l'Italia è in ritardo nella transizione energetica, essendo stata storicamente legata a petrolio, carbone e gas. Tuttavia, l'intenzione del governo è di chiudere con il carbone a livello continentale e di passare gradualmente alle rinnovabili come l'idroelettrico, il geotermico, il fotovoltaico e l'eolico, che però presentano la caratteristica di essere discontinui.
Il governo italiano, nonostante le difficoltà nel realizzare un deposito unico per le scorie nucleari, sta valutando la possibilità di distribuire le scorie in cento "magazzini" sparsi per il territorio nazionale. Inizialmente, il deposito nucleare doveva essere costruito in uno dei 51 siti considerati sicuri dalle istituzioni sulla base di ragioni geologiche e territoriali. Successivamente, si è aperto alle autocandidature, come quella di Trino Vercellese, che però ha poi ritirato la propria disponibilità. In seguito, si è ipotizzata la realizzazione di tre depositi, uno al Nord, uno al Centro e uno al Sud.
Il ministro Pichetto Fratin ha ribadito che l'Italia non sta valutando il ricorso a centrali nucleari di grandi dimensioni di prima o seconda generazione. L'esecutivo punta invece sui microreattori, che rappresentano una soluzione più sostenibile e sicura.




