Frode nell'industria dell'olio d'oliva: scoperte inadeguatezze e irregolarità
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Redazione Interno
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Le Marche sono state recentemente al centro di un'indagine condotta dai carabinieri del Nas, che hanno effettuato cinquantasei controlli all'interno di attività commerciali dedite alla produzione, distribuzione e vendita al dettaglio di olio. Le inadeguatezze rilevate hanno riguardato il 25% delle strutture ispezionate, portando a sanzioni per un totale di 10.200 euro.
Irregolarità e frodi
Le irregolarità riscontrate hanno riguardato principalmente la non corretta etichettatura dell'olio e la pulizia dei locali. In alcuni casi, è stato scoperto olio d'oliva fuori norma spacciato per extravergine, lavorato in ambienti sudici e in pessime condizioni igienico-sanitarie, con attrezzature arrugginite o in strutture abusive. Queste scoperte sono state fatte nel corso di una maxi-operazione di controlli sulle produzioni olearie italiane condotta dai Nas, in collaborazione con il ministero della Salute.
Frode in commercio
Un caso particolare è stato quello di un frantoio mantovano del territorio di Monzambano, dove è stato accertato una frode in commercio di prodotti non genuini. L'olio d'oliva, al termine della lavorazione, viene classificato in tre categorie merceologiche: il più pregiato, è l'extravergine caratterizzato da una percentuale di acidità inferiore allo 0.8%. Se invece questo tasso di acidità sale oltre il 2%, la qualità si abbassa e l'olio viene definito "lampante": non è commestibile e per diventarlo ha bisogno di un processo industriale, senza è idoneo al consumo umano. Nel frantoio mantovano è stato scoperto olio lampante venduto come extravergine, portando a sequestro e denuncia.




