Oro in Rally: Analisi del Trend e Prospettive per gli Investitori

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il prezzo dell’oncia del “vil metallo giallo”, per citare la celebre definizione di Edgard Allan Poe, ha compiuto un’ascesa vertiginosa nell’arco dell’ultimo mezzo secolo, passando dai soli 175 dollari del 1976 agli attuali 3.700. Un percorso di crescita, il suo, che negli ultimi vent’anni ha registrato un incremento medio annuo capitalizzato del 10,7%, una performance che sovrasta non solo l’investimento azionario globale, attestatosi intorno al 6%, ma anche i più modesti rendimenti offerti dal mondo obbligazionario. A trainare ulteriormente l’interesse degli operatori finanziari, contribuendo a creare un quadro di euforia, è il balzo delle azioni aurifere, salite del 114% dall’inizio dell’anno e dunque di molto superiori all’aumento del metallo fisico.

Un mercato da fuoco di paglia o un trend strutturale?

In un contesto del genere, caratterizzato da rendimenti così cospicui, è inevitabile chiedersi se non ci si trovi di fronte a un fuoco di paglia destinato a spegnersi o all’inizio di un trend destinato a durare. Nelle strategie di investimento, com’è noto, agli alti rendimenti corrispondono quasi sempre rischi elevati, un principio che vale soprattutto quando i titoli azionari, come in questo caso, hanno già corso in maniera così decisa.

I motori della sovraperformance: geopolitica e domanda istituzionale

La ragione di questo exploit, che ha portato l’indice Arca Gold Miners a quasi triplicare il guadagno del solo oro, va ricercata in un duplice fenomeno: da un lato le banche centrali e gli investitori istituzionali stanno tornando ad accumulare oro come copettura dalle tensioni geopolitiche, mentre dall’altro, per chi gestisce portafogli azionari, le società minerarie rappresentano l’unico canale equity per sfruttare monetariamente questa tendenza. È questo afflusso strutturale di capitali nel settore, quindi, a poter prolungare una sovraperformance che altrimenti apparirebbe matura per una correzione.

Oro a nuovi massimi: asset difensivo e di crescita

Proprio il raggiungimento di nuovi massimi storici da parte del metallo prezioso, che nel frattempo continua a distanziare asset class a maggior volatilità, conferma la sua doppia natura di scelta sia difensiva che ben performante sul lungo periodo. Gli analisti di L&G Am si interrogano dunque sulla sostenibilità di performance già così ampie, poiché dopo i rendimenti eccezionali registrati dall’inizio dell’anno per entrambi i sottostanti, molti investitori sono colti dal dubbio se sia giunto il momento di incassare i guadagni o di resistere in attesa di ulteriori rialzi.

Il contesto macroeconomico: dollaro e inflazione

Dinamiche tecniche e macroeconomiche sembrano peraltro continuare a sostenere il movimento. L’oro, dopo aver superato la quota di 3.760 dollari, ha infatti prosegunto la sua corsa avvicinandosi al suo record assoluto di 3.791 dollari, un traguardo che appare sempre più a portata. A spingere le quotazioni, rendendo il dollaro USA “morbido” e quindi più appetibile il metallo che non paga interessi, concorrono dati inflazionistici freschi, come l’indice PCE di agosto salito dello 0,3% su base mensile, e il perdurare di rinnovate tensioni geopolitiche, le quali mantengono alta la domanda di questo bene rifugio per eccellenza.

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