Stellantis scende in Borsa, Deutsche Bank taglia il target a 4,50 euro
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Redazione Economia
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Stellantis perde terreno alla Borsa di Milano dopo che Deutsche Bank ha abbassato il prezzo obiettivo delle azioni da 5,50 a 4,50 euro, confermando la raccomandazione Hold, che indica un giudizio di mantenimento del titolo in portafoglio. Nella seduta del 15 ottobre 2026, il gruppo automobilistico registra una flessione frazionale, con quotazioni scese nell'area di 3,81 euro. La revisione degli analisti arriva a due giorni dalla pubblicazione delle stime sulle consegne del terzo trimestre, che mostrano un leggero arretramento dei volumi mondiali nonostante la crescita registrata sul mercato europeo.
Le valutazioni degli analisti e la pressione sulle azioni
Il nuovo obiettivo fissato dall'istituto tedesco rappresenta una riduzione di circa il 18% rispetto alla precedente valutazione. L'analista Christoph Laskawi segnala l'impatto che le interruzioni programmate della produzione e gli adeguamenti delle scorte potrebbero avere avuto sulle vendite e sulla redditività. La banca ritiene tuttavia possibile la conferma degli obiettivi annuali del costruttore, senza modificare il proprio giudizio neutrale sulle prospettive del titolo. Il prezzo indicato rimane superiore alle quotazioni di mercato, ma riflette una valutazione meno favorevole rispetto a quella formulata in precedenza.
Anche l'analisi tecnica evidenzia una situazione difficile per le azioni della casa automobilistica. Il titolo ha raggiunto un minimo di 3,81 euro e gli indicatori Macd, Parabolic SaR e Vortex segnalano una prevalenza della tendenza ribassista. Si tratta di strumenti utilizzati per individuare la direzione dei prezzi e la forza dei movimenti di mercato, distinti dalle valutazioni fondamentali sull'attività industriale. Il loro orientamento negativo descrive la debolezza delle contrattazioni, mentre la raccomandazione della banca riguarda il rapporto tra il valore attribuito alla società e il prezzo delle azioni.
Consegne in calo nel terzo trimestre: Nord America e Turchia frenano il gruppo
Secondo i dati pubblicati il 13 ottobre, Stellantis ha consegnato circa 1,286 milioni di veicoli nel periodo luglio-settembre, contro 1,3 milioni dello stesso trimestre del 2025, registrando una diminuzione dell'1%. Il dato comprende le automobili distribuite ai concessionari, agli importatori oppure direttamente ai clienti privati e alle flotte aziendali, operazioni che concorrono alla rilevazione dei ricavi. La contrazione complessiva nasconde differenze significative tra le aree geografiche nelle quali opera il costruttore guidato dall'amministratore delegato Antonio Filosa.
Il Nord America ha registrato una flessione del 12%, con circa 47 mila veicoli in meno rispetto all'anno precedente. A incidere sono state soprattutto le fermate estive programmate degli stabilimenti, che hanno interessato alcuni modelli Jeep, tra cui Grand Cherokee e Compass. Entrambi hanno registrato una diminuzione di circa 25 mila unità. Il marchio Ram ha invece compensato parzialmente queste perdite grazie a un incremento di circa 17 mila consegne, sostenuto dai modelli rinnovati e dall'ampliamento dell'offerta di motorizzazioni, comprese le versioni con motore HEMI V8 e il nuovo TRX.
Le difficoltà hanno interessato anche il Medio Oriente e l'Africa, dove i volumi sono diminuiti del 21%, pari a circa 20 mila mezzi. Il principale fattore negativo è stato il mercato turco, penalizzato da una domanda debole e dalle minori importazioni in preparazione dell'avvio della produzione locale di piccoli furgoni. In Sud America le consegne sono rimaste sostanzialmente stabili: la crescita del Brasile, pari a circa 13 mila veicoli, è stata assorbita soprattutto dalla contrazione dell'Argentina. Nell'area Asia-Pacifico il calo è stato del 6%, con risultati meno favorevoli in Giappone e una parziale compensazione attraverso l'aumento delle vendite in India.
Grande Panda, auto elettriche e Leapmotor trainano la crescita europea
L'Europa allargata presenta un andamento opposto, con consegne aumentate del 10% e un incremento di circa 54 mila unità, che porta il totale trimestrale a 588 mila veicoli. Il contributo più importante arriva dalle automobili completamente elettriche e dai nuovi modelli destinati al mercato di massa. La piattaforma Smart Car ha generato circa 26 mila consegne aggiuntive attraverso Citroën C3 e C3 Aircross, Opel/Vauxhall Frontera e Fiat Grande Panda. Hanno contribuito positivamente anche la nuova Fiat 500 Hybrid e il nuovo Jeep Compass, rispettivamente con 6 mila e 5 mila unità supplementari.
Particolarmente sostenuta è stata la crescita di Leapmotor, il marchio cinese commercializzato attraverso la collaborazione con il gruppo automobilistico. Le consegne dei suoi veicoli sono salite a 44 mila unità, con un incremento di circa 34 mila, favorito dall'arrivo dei modelli B10 e B03X. Anche i veicoli commerciali leggeri hanno fornito un contributo positivo, aumentando di circa 7 mila unità grazie soprattutto alle versioni a batteria. In controtendenza, altri modelli della gamma hanno registrato complessivamente 28 mila consegne in meno, tra cui Opel Corsa e Mokka, Citroën C4, Alfa Romeo Junior e Peugeot 2008.
La strategia industriale del costruttore è stata protagonista anche del Salone dell'Auto di Parigi, dove sono state presentate nuove proposte destinate ad ampliare l'offerta di vetture elettriche accessibili. Tra i progetti illustrati figura una reinterpretazione della Citroën 2CV, nell'ambito dello sviluppo di automobili di piccole dimensioni con prezzi indicativi intorno ai 15 mila euro. Il programma di rilancio annunciato a maggio prevede investimenti per 60 miliardi di euro e comprende il rinnovamento dei modelli e interventi per recuperare competitività sui mercati internazionali.
Il prossimo appuntamento finanziario già comunicato dalla società è fissato per il 28 ottobre, data scelta per la pubblicazione dei risultati economici del terzo trimestre. Sarà l'occasione per conoscere i dati contabili relativi al periodo appena concluso, dopo la diffusione delle stime preliminari sui volumi. Le consegne costituiscono infatti un indicatore dell'attività commerciale, ma non rappresentano direttamente né il fatturato né gli utili dell'azienda.
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