Inter, la rimonta è un vizio: da 0-2 a punteggio pieno, ma la difesa concede troppo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C'è una costante che accompagna l'Inter di Cristian Chivu in questo avvio di stagione, ed è una di quelle che piacciono agli allenatori solo a metà. I nerazzurri vincono, convincono a tratti e si prendono la vetta della classifica con quattro successi su quattro, ma lo fanno quasi sempre partendo da una posizione di svantaggio che rasenta l'autolesionismo.

Contro l'Udinese, lunedì sera a San Siro, è andata in scena l'ennesima rimonta da 0-2, la terza consecutiva tra campionato e Champions League, con un finale pirotecnico sul 5-3 che ha mandato in visibilio il Meazza ma ha anche lasciato più di qualche interrogativo sulla solidità del reparto arretrato.

La sequenza è ormai scolpita nella memoria dei tifosi. Contro il Napoli, alla terza giornata, l'Inter era andata sotto di due reti prima di ribaltare il risultato. Pochi giorni dopo, al Bernabeu contro il Real Madrid, la stessa scena si era ripetuta, ma la reazione non era stata sufficiente per evitare la sconfitta.

Contro l'Udinese, complice un approccio alla gara ancora una volta troppo leggero, i friulani sono passati in vantaggio con Abankwah al 9' e hanno raddoppiato con Ekkelenkamp al 16', approfittando di una disattenzione difensiva che ha coinvolto diversi uomini. Da lì in poi, la furia nerazzurra si è abbattuta sugli avversari con una veemenza che ha travolto ogni resistenza, portando i gol di Carlos Augusto, Barella, Thuram, Esposito e Bonny.

Se l'attacco interista viaggia a ritmi da big europea, con una varietà di marcatori che in pochi possono vantare, la fase difensiva continua a mostrare crepe evidenti. Il portiere J. Martinez, arrivato in estate per raccogliere l'eredità di un ruolo delicato, ha grandi responsabilità sul secondo gol friulano, un cross apparentemente innocuo di Ekkelenkamp che si è insaccato alle sue spalle tra mille incertezze. Non è il primo errore stagionale per l'estremo difensore, che era già stato protagonista di una disattenzione pesante contro il Real Madrid.

I numeri, del resto, parlano chiaro: sei gol subiti in quattro giornate di campionato, un dato che stride con il potenziale offensivo di una squadra che ha già mandato in rete sette giocatori diversi.

Chivu, dal canto suo, sta gestendo un gruppo ampio e di qualità, permettendosi di lasciare fuori a turno titolari del calibro di Lautaro, Calhanoglu, Barella e Dimarco. Contro l'Udinese, il tecnico ha cambiato cinque uomini rispetto alla trasferta di Madrid, una scelta che ha garantito freschezza ma ha anche contribuito a un approccio iniziale poco aggressivo.

Il centrocampista turco, fermo ai box per un risentimento agli adduttori, è diventato un caso da monitorare con attenzione: gli esami strumentali dovranno chiarire l'entità del problema, ma lo storico recente del giocatore, con numerosi stop muscolari negli ultimi due anni, invita alla prudenza. Anche John Stones, al debutto dal primo minuto contro i friulani, ha chiesto il cambio nella ripresa per un fastidio ai flessori, lasciando lo staff medico in apprensione in vista della trasferta di Roma.

Piotr Zielinski, schierato in regia al posto dello squalificato infortunato Calhanoglu, ha commentato la prestazione con onestà: «Per i primi 20 minuti non siamo scesi in campo». Una lettura condivisa da chi ha visto la partita, e che fotografa una tendenza preoccupante per una squadra che ambisce a recitare un ruolo da protagonista su più fronti. Chivu, dal canto suo, ha parlato di «leggerezza» e di un approccio alla gara da correggere, sottolineando come la Champions League «succhi un sacco di energie» e renda complicate le rotazioni.

Il tecnico ha anche aggiunto di avere «una preoccupazione in più rispetto all'anno scorso», riferendosi alla necessità di scegliere bene senza perdere equilibri e qualità.

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