La diplomazia vaticana torna in Ucraina: Zuppi e Gallagher, due missioni per la pace
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Redazione Esteri
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Il ritorno del cardinale Matteo Zuppi in Ucraina segna un nuovo, importante capitolo dell'impegno diplomatico e umanitario della Santa Sede nel tentativo di lenire le ferite del conflitto; l'arcivescovo di Bologna, che già aveva ricoperto il ruolo di inviato speciale per la pace su incarico di Papa Francesco, è stato riconfermato nella sua delicata funzione da Leone XIV, e in queste ore si trova nuovamente nel Paese est-europeo per portare avanti quella che viene definita una missione non propriamente diplomatica, quanto piuttosto umanitaria, con l'obiettivo di favorire il rientro dei cittadini ucraini e, in particolare, dei minori che si trovano in territorio russo, una vicenda che le autorità di Kyiv definiscono senza mezzi termini come una deportazione sistematica.
I frutti della prima missione e il ruolo di Zuppi
La nomina di Zuppi a inviato speciale risale al periodo del pontificato precedente, quando Francesco lo aveva incaricato di tessere una trama di relazioni e contatti che lo ha portato a visitare non solo l'Ucraina e la Russia, ma anche gli Stati Uniti e la Cina, in un tentativo di dialogo che abbracciasse tutte le principali potenze coinvolte, direttamente o indirettamente, nel conflitto.
Uno dei risultati più tangibili ottenuti in questa prima fase, e che ha rappresentato una vera e propria boccata d'ossigeno sul piano umanitario, è stato il ritorno in patria di alcuni bambini ucraini, una vicenda che aveva suscitato grande commozione e che continua a rappresentare un punto focale dell'attenzione del Vaticano.
La decisione di Leone XIV di confermare la missione di Zuppi, nonostante il cambio al vertice della Chiesa, sottolinea la continuità di un approccio che punta a costruire ponti concreti, al di là delle mere dichiarazioni politiche, per rispondere alle sofferenze della popolazione civile.
Gallagher sul campo: preghiera e memoria a Kyiv
Parallelamente all'attività del cardinale Zuppi, un'altra figura di spicco della diplomazia vaticana sta compiendo un percorso altrettanto significativo in Ucraina; si tratta di monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, che in questi giorni è stato inviato speciale del Papa per presenziare alle celebrazioni del 35° anniversario della riapertura delle strutture della Chiesa cattolica di rito latino.
Il suo viaggio, come testimoniato dagli inviati sul posto, si è aperto con una tappa carica di simbolismo a Bucha, Irpin e Vorzel, località che sono ormai tristemente divenute il simbolo universale degli orrori perpetrati dall'invasione russa scattata nel febbraio del 2022, e che resteranno per sempre impresse nella memoria collettiva degli ucraini e dell'intera comunità internazionale.
Le parole dell'arcivescovo Mokrzycki e la stanchezza di un popolo
Il clima che si respira in queste ore, come emerge dalle parole raccolte dall'arcivescovo cattolico di Leopoli dei latini, Mieczysław Mokrzycki, è quello di una popolazione estremamente provata dalla lunghezza del conflitto; in un'intervista rilasciata ai media vaticani, monsignor Mokrzycki ha descritto con schiettezza lo stato d'animo della gente, affermando che tutta la popolazione ucraina è molto stanca e che, purtroppo, al momento non si intravede una speranza concreta per la fine della guerra.
Queste dichiarazioni, rese al seguito della missione di Gallagher, dipingono il quadro di un Paese che sta pagando un prezzo altissimo in termini umani e psicologici, e che cerca nella fede e nella vicinanza delle istituzioni religiose un sostegno per andare avanti nonostante le difficoltà quotidiane e l'incertezza per il futuro.
La diplomazia della vicinanza e le condizioni per la pace
La visita di monsignor Gallagher a Leopoli, dove ha incontrato l'arcivescovo metropolita, rappresenta quindi un tassello fondamentale di quella che viene definita la "diplomazia della vicinanza" della Santa Sede, un approccio che privilegia il contatto diretto con le comunità locali e il dialogo con le autorità religiose per portare la voce del Papa e, al contempo, ascoltare le richieste di una popolazione sofferente.
Nel corso degli incontri, non è mancato un forte richiamo alla necessità di creare condizioni eque e sostenibili per porre fine alle sofferenze del popolo ucraino, un messaggio che si inserisce nel solco del costante appello del Vaticano a un cessate il fuoco e a un negoziato che tenga conto delle esigenze primarie della popolazione civile.
La presenza contemporanea in Ucraina di due eminenti figure della curia romana, sebbene con ruoli e missioni distinte, testimonia l'intensità dell'impegno profuso dalla Chiesa cattolica per cercare di portare un po' di sollievo in una terra martoriata, dove la speranza di una pace duratura appare ancora lontana ma viene ostinatamente coltivata attraverso gesti concreti di umanità e preghiera.




