Leone XIV a Pompei e Napoli: nel giorno dell’anniversario la supplica e l’abbraccio alla città
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L’8 maggio non è una data qualunque per la Chiesa cattolica, né lo è diventato per i devoti della Vergine del Rosario. Esattamente un anno dopo l’elezione al soglio di Pietro, avvenuta l’8 maggio del 2025, papa Leone XIV torna idealmente al punto di partenza, quel giorno in cui – affacciandosi dalla basilica Vaticana appena indossati i paramenti bianchi – scelse di invocare la Madonna di Pompei con una Supplica improvvisata che già allora conteneva l’essenza del suo pontificato.
Quella preghiera, scritta nel lontano 1883 dal beato (oggi santo) Bartolo Longo, rivive oggi nella sua forma solenne proprio davanti al quadro miracoloso che un carrettiere trasportò da Napoli avvolto in un lenzuolo, quasi a prefigurare quel legame indissolubile tra il capoluogo partenopeo e l’area vesuviana che la fede popolare non ha mai smesso di alimentare. Il Pontefice, giunto in elicottero all’area meeting del santuario poco prima delle 9, viene accolto dall’arcivescovo prelato monsignor Tommaso Caputo e dal sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi; poco dopo, nella Sala Luisa Trapani, ascolta le testimonianze di quanti vivono nelle opere di carità volute da Longo, quelle strutture nate per accogliere gli operai e trasformatesi oggi in un «Tempio della carità» accanto a quello della fede.
Tra i banchi di quella sala siedono bambini, madri sole, disabili e anziani: una umanità ferita che il Papa ha voluto incontrare prima ancora di celebrare la messa. E non è un dettaglio secondario, se si considera che lo stesso Longo – canonizzato da Leone XIV il 19 ottobre scorso – scoprì la sua vocazione tra le macerie di una vita sbandata, prima di consacrarsi ai poveri di Pompei. Nel pomeriggio, dopo la sosta sulla tomba del santo fondatore, l’elicottero decolla nuovamente: destinazione Napoli, dove alle 15.15 l’attesa si concentra alla Rotonda Diaz.
Un dispositivo di sicurezza senza precedenti e il significato della visita pastorale
Dalle 9 del mattino e fino a cessate esigenze, buona parte del centro cittadino e del lungomare viene blindata da un’ordinanza che impone il divieto di transito veicolare lungo l’intero percorso papale: da via Caracciolo a piazza Vittoria, poi via Chiatamone, via Acton, piazza Municipio, via Depretis e corso Umberto I fino al Duomo, per tornare indietro e concludere in piazza del Plebiscito. I varchi di accesso all’emiciclo di piazza del Plebiscito restano aperti già dalle 10, ma solo per chi è in possesso del pass rilasciato dalla prefettura; la raccomandazione è di non portare borse o zaini, per velocizzare i controlli che vedono impegnate centinaia di unità delle forze dell’ordine.
Non solo strade, ma anche il mare viene interdetto: la Capitaneria di Porto ha disposto il divieto di navigazione e balneazione davanti alla Rotonda Diaz, al lungomare Caracciolo e a via Nazario Sauro, mentre le scuole delle Municipalità I, II e IV resteranno chiuse per l’intera giornata. Le linee autobus subiscono pesanti deviazioni, molte restano sospese; i tassisti hanno ricevuto l’ordine di sloggiare dagli stazionamenti già dalle 20 del 7 maggio. È la logistica di un evento che vuole coniugare la solennità della visita pastorale con la necessità di garantire la sicurezza di un Pontefice che, a un anno dalla sua elezione, gode di una popolarità trasversale, alimentata anche dal suo stile informale e dai discorsi spesso a braccio.
Ma Napoli non è solo transito interrotto e metalli scoperti. Nella cattedrale di San Gennaro, il Papa si ferma in forma privata alla Real Cappella del Tesoro, dove sono esposti il busto e le ampolle del sangue del santo patrono; e mentre il clero e le consacrate lo attendono sull’altare maggiore, c’è un altro incontro, privato, che fa tremare la corda del dolore collettivo. Patrizia Mercolino, la mamma del piccolo Domenico Caliendo – il bimbo di due anni e mezzo morto lo scorso febbraio per un trapianto di cuore fallito – viene ricevuta dal Pontefice. «Con me ci sarà anche Domenico», aveva detto lei alla vigilia, e quelle parole, cariche di una assenza che diventa presenza, restituiscono il senso profondo di un pontificato che alla sofferenza dei più fragili ha sempre guardato senza filtri.
Un culto che dalle edicole stradali è arrivato fino a Chicago
La Madonna di Pompei, va ricordato, è per Napoli qualcosa di più di una devozione: è un tratto identitario, una presenza che si manifesta nelle edicole votive agli incroci, nelle camere da letto degli emigrati, nelle processioni che ogni anno si snodano per le strade di New York e Buenos Aires. Proprio la grande emigrazione meridionale verso le Americhe, a cavallo tra Otto e Novecento, fece da volano a un culto che altrimenti sarebbe forse rimasto confinato nell’area vesuviana. E c’è una circolarità affascinante in questo: papa Leone XIV, nato a Chicago e cresciuto in una delle città più multietniche del mondo, è lui stesso figlio di quella diaspora italiana che non ha mai smesso di guardare a Pompei come a una seconda casa.
La tela originale, attribuita alla scuola di Luca Giordano, raffigura la Vergine in trono con il Bambino che consegna il rosario a san Domenico e a santa Caterina da Siena. Un’icona che Bartolo Longo recuperò tra le «cianfrusaglie» di un rigattiere napoletano, la fece restaurare e poi esporre alla venerazione dei fedeli il 13 febbraio 1876, lo stesso giorno in cui una bambina giudicata inguaribile guarì improvvisamente da terribili convulsioni. Da allora, i pellegrini che ogni anno varcano la soglia della basilica sono circa due milioni; e oggi, tra questi, ce n’è uno speciale, che arriva diretto dalla cappella delle reliquie e si inginocchia davanti a quella cornice di bronzo dorato.
Il cammino con i discepoli di Emmaus e l’abbraccio di piazza del Plebiscito
Lo slogan scelto per questa visita è «Camminava con loro», il versetto evangelico del racconto dei discepoli di Emmaus – quello stesso brano che ispira gli «Orientamenti pastorali del XXXI Sinodo della Chiesa di Napoli», il documento programmatico consegnato dal cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo della città. Non una coincidenza, ma una dichiarazione di metodo: la Chiesa che cammina, che non si chiude nella sacrestia ma si sporca le strade, che ascolta prima di parlare. E Napoli, con la sua complessità sociale, le sue disuguaglianze e la sua straordinaria capacità di rigenerarsi, diventa il laboratorio ideale di questo approccio.
In piazza del Plebiscito, dove il Pontefice arriva intorno alle 17.15 dopo avere attraversato via San Carlo e piazza Trieste e Trento, l’abbraccio con la cittadinanza è partecipato ma non trionfalistico, segnato piuttosto da quel senso di responsabilità che monsignor Francesco Beneduce, vescovo ausiliare, ha riassunto così: «Napoli deve essere aiutata a superare le divisioni, portando ovunque l’incoraggiamento che è proprio dello spirito sinodale». Alle 18.45, l’elicottero riparte dalla Rotonda Diaz verso il Vaticano, lasciando dietro di sé una città che ha riaperto le strade, riavviato i bus e riconsegnato il mare ai bagnanti. La Supplica è stata recitata, il quadro è stato venerato, l’anniversario è stato celebrato. Restano, impressi come in una tela antica, i volti di chi ha incontrato il Papa: i bambini della Sala Trapani, la madre di Domenico, gli ultimi di una Napoli che – a modo suo – non ha mai smesso di camminare.
Meta description: Papa Leone XIV a Pompei e Napoli nell'anniversario dell'elezione: la Supplica alla Madonna, il ricordo di Bartolo Longo e l'incontro con i fedeli.




