Fabrizio Corona, Mediaset fa cancellare l'ultima puntata di “Falsissimo”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Un provvedimento che arriva a pochi giorni di distanza dalla querela per diffamazione presentata dall’azienda televisiva nei confronti di Fabrizio Corona, la rimozione dell’ultima puntata di “Falsissimo” segna un punto a favore di Mediaset in una controversia legale che si sta articolando su più fronti. La società, infatti, ha inoltrato una diffida ufficiale a Google e a Meta, i due colossi che gestiscono le principali piattaforme social e di video sharing, denunciando l’utilizzo non autorizzato di propri filmati e immagini protette da diritto d’autore. Questa mossa, tecnicamente precisa e fondata su normative specifiche in materia di copyright, ha prodotto l’effetto immediato della cancellazione del contenuto, il quale non è più accessibile al pubblico. L’intervento, per quanto circoscritto a un singolo episodio, rappresenta un’azione significativa in un conflitto che vede anche il direttore di un noto settimanale, Alfonso Signorini, aver avanzato analoghe richieste per contenuti da lui ritenuti diffamatori, ampliando così il perimetro giudiziario dell’intera vicenda.
Il nodo giuridico tra copyright e altre accuse
La battaglia, come spesso accade in casi di questa natura, si gioca su terreni legali distinti ma paralleli, dove la violazione del copyright si è rivelata, in questa fase, l’argomento più efficace per ottenere una rimozione rapida. Mentre le accuse di diffamazione seguono il loro iter presso la Procura di Milano, che sta conducendo una serie di indagini sull’ex agente fotografico, la leva del diritto d’autore ha permesso all’azienda di aggirare tempistiche più lunghe, ottenendo uno stop diretto dalle piattaforme digitali che, in base alle loro policy, devono intervenire prontamente su segnalazioni di tale tipo. Si tratta, in altre parole, di uno strumento che consente di arginare temporaneamente la diffusione di materiali ritenuti lesivi, indipendentemente dall’esito di altri procedimenti in corso, i quali potrebbero richiedere mesi, se non anni, per arrivare a una definizione.
Le implicazioni per il format e il contesto mediatico
La decisione di Meta e Google di accogliere la richiesta di Mediaset, seppur in attesa di eventuali controricorsi, getta una luce cruda sulle vulnerabilità di format digitali che costruiscono parte del loro contenuto attingendo a materiale audiovisivo di terzi, una pratica diffusa ma non per questo al riparo da contestazioni. L’episodio, del resto, non è isolato e si inserisce in un dibattito più ampio, che coinvolge anche l’autorità per le garanzie nelle comunicazioni, chiamata a valutare la conformità di certi programmi, e riguarda persino il destino di trasmissioni televisive di primo piano, il cui futuro appare oggi in bilico. Il caso dimostra come le grandi aziende mediali siano sempre più pronte a difendere il proprio patrimonio di contenuti, impiegando ogni mezzo legale a disposizione, il che include, appunto, le procedure di notice and takedown previste dalle leggi sul digital service.
Uno scontro che va oltre il singolo video
Al di là della questione tecnica sul copyright, ciò che emerge con chiarezza è la natura multidimensionale dello scontro in atto, il quale travalica la semplice rimozione di un video per toccare temi più profondi come i limiti della satira, il diritto di cronaca e le strategie di contrasto alla diffusione di notizie ritenute offensive. La partita, quindi, è ancora aperta e si sposterà probabilmente su altri tavoli, incluso quello dell’Agcom, mentre le indagini della magistratura milanese procedono nel loro corso. Quello che è certo, almeno per il momento, è che Mediaset ha centrato il suo obiettivo immediato: fare in modo che quella specifica puntata di “Falsissimo” non sia più visibile, un risultato ottenuto non attraverso un pronunciamento su meriti o demeriti delle affermazioni ivi contenute, bensì cavalcando una violazione di natura puramente formale, ma non per questo meno vincolante.




