Mediaset e Mfe chiedono 160 milioni a Fabrizio Corona per Falsissimo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il gruppo guidato dai vertici dell'azienda ha presentato una causa civile di dimensioni senza precedenti, quantificata in 160 milioni di euro, contro Fabrizio Corona e le società riconducibili alla sua attività mediatica. L'azione legale, promossa congiuntamente da Mediaset e Mfe-Mediaforeurope insieme ai singoli soggetti che si ritengono danneggiati, mira a ottenere il risarcimento per danni reputazionali e patrimoniali, che si sostengono ingenti e direttamente collegati ai contenuti trasmessi dal programma online "Falsissimo". In una nota ufficiale, le parti attrici hanno definito le accuse mosse da Corona come un amalgama di affermazioni prive di fondamento, costruite, a loro dire, attraverso un linguaggio che oltrepassa i limiti della polemica per sfociare in una vera e propria aggressione verbale.
Le ragioni del contenzioso miliardario
La vertenza giudiziaria, che si aggiunge a querele già pendenti, trae origine dalle puntate diffuse a partire dallo scorso dicembre, nelle quali Corona avrebbe illustrato un presunto "sistema" di relazioni e condizionamenti all'interno del mondo televisivo, toccando, senza mezzi termini, la sfera privata e professionale di numerosi personaggi legati al gruppo. Tra i soggetti lesi che si sono costituiti parte civile, oltre alle società, figurano infatti nomi di primissimo piano dello star system e dell'imprenditoria mediatica italiana, i quali hanno scelto di reagire unitariamente a quelle che percepiscono come gravi offese alla propria immagine. La strategia adottata, che passa attraverso un'azione civile di tale portata, segna un'evoluzione significativa nella gestione delle controversie di questo tipo, spostando il baricentro dalla sola difesa penale a una richiesta di risarcimento economico che intende essere anche un segnale di deterrenza.
La difesa della reputazione aziendale e personale
Nel comunicato, il linguaggio utilizzato è particolarmente duro e lascia trasparire un livello di irritazione che va oltre le consuete difese legali. Si parla esplicitamente di "violenza verbale inaudita" e di "insinuazioni prive di qualsiasi fondamento", formule che sottolineano la volontà di tracciare un netto confine tra la libertà di critica e quella che viene descritta come una campagna denigratoria sistematica. L'obiettivo dichiarato è quello di proteggere non soltanto gli interessi commerciali delle compagnie, ma anche e soprattutto l'onore delle persone coinvolte, le cui famiglie, si legge, sarebbero state coinvolte in questo turbine di illazioni. La scelta di aggregare in un'unica causa soggetti diversi – dall'amministratore delegato ai conduttori più famosi – rafforza l'idea di un attacco percepito come collettivo e rivolto al cuore stesso dell'identità aziendale.
Il contesto delle inchieste giudiziarie
Questa causa si inserisce in un panorama giudiziario già affollato, dove le vicende legate alla cronaca nera e alle inchieste sui rapporti tra media, società e personaggi pubblici trovano spesso ampio spazio. Senza scendere in dettagli espliciti, è noto come i tribunali italiani siano frequentemente chiamati a dirimere conflitti nati da dichiarazioni sui media tradizionali e digitali, con accuse che spaziano dalla diffamazione alla vera e propria calunnia. La peculiarità del caso risiede nell'entità della richiesta risarcitoria e nel profilo degli attori in campo, elementi che promettono di tenere la vicenda sotto i riflettori della cronaca per lungo tempo, mentre gli avvocati di entrambe le parti si preparano a un confronto che si annuncia tecnico e mediaticamente rilevante.




