Met Gala 2026, tra moda e arte: il no del sindaco di New York e il potere dei miliardari

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il primo lunedì di maggio, come da tradizione, la scalinata del Metropolitan Museum of Art si trasformerà nel palcoscenico più atteso e stravagante del pianeta. Il prossimo 4 maggio, il celebre red carpet del Met Gala 2026 vedrà sfilare (o meglio, arrampicarsi) una selezione rigorosissima di star, atleti e magnati, tutti chiamati a interpretare il dress code della serata: «Fashion Is Art». Un tema, questo, che fa da corollario alla mostra primaverile del Costume Institute, intitolata «Costume Art», la quale promette di esplorare il legame millenario tra l’abbigliamento e la rappresentazione del Corpo umano nella storia dell’arte. La serata, come sempre, avrà una doppia anima: da un lato la celebrazione dell’estetica, dall’altro la raccolta fondi per l’istituto, che nell’edizione appena trascorsa (quella del 2025) ha toccato il record storico di 31 milioni di dollari.

Un’assenza illustre tra conferme e polemiche politiche

Se la lista degli invitati è un segreto gelosamente custodito fino all’ultimo, alcune presenze sono già certe: Beyoncé, Nicole Kidman e Venus Williams affiancheranno l’inarrestabile Anna Wintour nel ruolo di copresidenti dell’evento. Tuttavia, a rompere gli schemi di una tradizione consolidata quest’anno ci pensa il sindaco di New York, Zohran Mamdani, il quale ha ufficialmente declinato l’invito. Una scelta, questa, che infrange un’abitudine decennale per la quale il primo cittadino della Grande Mela è solito calpestare il tappeto rosso del Met. Secondo quanto riportato da fonti vicine all’amministrazione, Mamdani avrebbe motivato il suo forfait con una questione di coerenza ideologica: «Non dovremmo avere miliardari», ha dichiarato in precedenza, prendendo le distanze da Jeff Bezos e Lauren Sánchez-Bezos, principali finanziatori della serata e, di fatto, volti emblematici della concentrazione di ricchezza che l’evento rappresenta agli occhi dei critici. La decisione, che ha già suscitato un vivace dibattito sulla stampa internazionale, sottolinea la frattura tra la politica redistributiva del nuovo corso municipale e l’opulenza sfoggiata senza filtri nell’Upper East Side.

Una diretta streaming tra conduttrici d’eccezione e nuovi spazi espositivi

Per i comuni mortali che non potranno varcare la soglia del museo, la visione del red carpet sarà affidata come di consueto alla diretta streaming esclusiva organizzata da Vogue. Disponibile sulle piattaforme digitali del magazine, su YouTube e su TikTok, la copertura inizierà alle 6 del pomeriggio (ora di New York), ovvero nella mezzanotte del 5 maggio per il pubblico italiano. A guidare gli spettatori in questa lunga attesa saranno Ashley Graham, La La Anthony e Cara Delevingne, mentre Emma Chamberlain – ormai diventata un volto iconico della cronaca mondana – tornerà nei panni di inviata speciale sul tappeto rosso. La mostra «Costume Art», che verrà inaugurata proprio grazie a questo galà, sarà inoltre la prima ad allestire le nuove Condé M. Nast Galleries, uno spazio espositivo di quasi 1.115 metri quadrati ricavato da un ex negozio del museo, offrendo così una visione più ampia e accessibile della collezione permanente.

Un comitato stellare e l’esclusività come marchio di fabbrica

Oltre ai nomi di punta, il nutrito host committee della serata vede la partecipazione di Anthony Vaccarello e Zoë Kravitz in veste di presidenti, nonché di un parterre di ospiti che include Sabrina Carpenter, Doja Cat, Gwendoline Christie, la tennista A’ja Wilson, Sam Smith e LISA. Nonostante il boicottaggio politico del sindaco, che ha scelto di non partecipare definendo l’evento "follia" rispetto alle sue battaglie per la tassazione dei super-ricchi, la macchina organizzativa del Met Gala procede a pieno regime. La sfida, come sempre, sarà tradurre il concetto «Fashion Is Art» in un abito: se l’anno scorso il tema "Tailored For You" aveva portato a interpretazioni più classiche (e molti smoking), stavolta ci si aspetta un tripudio di riferimenti pittorici e scultorei, con il curatore Andrew Bolton che ha già annunciato una mostra inclusiva, capace di celebrare anche i corpi disabili e quelli storicamente esclusi dalle rappresentazioni artistiche.

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