Pesaro, l’inchiesta “Affidopoli” si allarga: l’europarlamentare Ricci ora indagato per peculato
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La procura di Pesaro ha ufficialmente esteso il fascicolo che già da mesi tiene banco negli ambienti giudiziari e politici marchigiani, e l’ex sindaco della città, oggi europarlamentare del Partito Democratico, Matteo Ricci, si trova a dover rispondere di una nuova ipotesi di reato. L’accusa, che si aggiunge a quella di corruzione già notificata la scorsa estate, è di peculato: secondo gli inquirenti, una parte dei fondi pubblici – la cui entità provvisoria viene indicata in circa diecimila euro – sarebbe stata impiegata per finanziare iniziative promozionali e tour politici personali risalenti al corso del 2024. L’indagine, ribattezzata dalla stampa “Affidopoli”, era partita nell’autunno del 2024 concentrandosi su presunti affidamenti diretti da parte del Comune di Pesaro, ritenuti dalla procura eccessivamente disinvolti durante il mandato di Ricci. Oggi il quadro accusatorio si arricchisce di un ulteriore tassello, legato a un meccanismo di spesa che gli investigatori della Squadra mobile e della Guardia di Finanza hanno ricostruito attraverso un paziente lavoro di incrocio tra fatture, testimonianze e dichiarazioni.
L’origine dell’inchiesta e lo scoop de “La Verità”
Il filone più recente dell’inchiesta, quello che ha portato alla contestazione del peculato, affonda le sue radici in un articolo pubblicato lo scorso 25 luglio da “La Verità”. Quel servizio giornalistico svelava l’esistenza di alcune cene elettorali organizzate in ristoranti del territorio – incontri nei quali l’allora sindaco avrebbe partecipato come protagonista – e sollevava il sospetto che le spese fossero state in qualche modo sostenute con risorse pubbliche o con meccanismi opachi di finanziamento. A seguito di quelle rivelazioni, la procura ha deciso di approfondire la posizione di Ricci e di altri soggetti coinvolti, allargando il numero complessivo degli indagati a 27 persone. Tra queste, figura anche un noto ristoratore della zona, Tonino Laghi, la cui posizione viene definita “true” negli atti investigativi – un dettaglio emerso dalle ricostruzioni della stampa locale – e per il quale si ipotizza un coinvolgimento nella gestione di quelle cene. La nuova accusa di peculato, in particolare, si concentra sull’evento denominato “Pane e Politica”, una serie di appuntamenti promozionali che, secondo la tesi accusatoria, avrebbero avuto una finalità prevalentemente elettorale e personale, anziché istituzionale.
La replica di Matteo Ricci: “Estraneo, ero ospite e il vino lo pagavo io”
Dopo un iniziale silenzio durato diverse ore – durante le quali l’europarlamentare non aveva rilasciato alcuna dichiarazione – Matteo Ricci ha infine rotto il silenzio con una nota scritta. In quella replica, piuttosto asciutta e priva di concessioni retoriche, l’ex sindaco ha respinto ogni addebito legato al peculato, dichiarandosi “completamente estraneo ai fatti” esattamente come già avvenuto a luglio per le contestazioni di corruzione. Ricci ha inoltre precisato – ed è questo uno dei passaggi più delicati della sua difesa – che nelle cene oggetto dell’indagine lui sarebbe stato semplicemente un ospite, e non l’organizzatore né il beneficiario diretto di alcun finanziamento illecito. “Il vino lo pagavo io”, ha tenuto a specificare, cercando così di circoscrivere la propria partecipazione a un ruolo marginale, privo di responsabilità nella gestione delle risorse pubbliche. L’eurodeputato ha aggiunto di non essersi mai occupato, né direttamente né indirettamente, di appalti o fornitori durante il suo mandato da sindaco, ribadendo “massima fiducia e collaborazione al lavoro delle autorità giudiziarie”.
L’inchiesta resta in corso e il quadro giudiziario si fa più articolato
L’indagine, che ha già portato a sette indagati per la sola ipotesi di peculato e falso, non si è ancora chiusa. La procura di Pesaro sta vagliando ulteriori elementi documentali e testimonianze, molte delle quali raccolte dalla Guardia di Finanza attraverso acquisizioni contabili e intercettazioni. Il reato di peculato, per la prima volta ipotizzato a carico di Ricci, riguarda la distrazione di denaro o cose mobili altrui dalla pubblica fede, e comporta pene severe se accertato in sede processuale. Tuttavia, va ricordato che l’attuale fase è ancora quella delle indagini preliminari: nessuna richiesta di rinvio a giudizio è stata ancora formalizzata, e la posizione dell’europarlamentare – così come quella degli altri 26 indagati – dovrà essere valutata dal giudice per le indagini preliminari. Nel frattempo, la politica marchigiana osserva con attenzione gli sviluppi di un caso che mescola gestione degli appalti, spese per eventi promozionali e uso di fondi pubblici in un periodo – il 2024 – in cui Ricci era ancora sindaco di Pesaro prima del passaggio al Parlamento europeo.




