Stretta del governo sui veicoli senza assicurazione: telecamere e autovelox pronti a stanare i furbetti
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Redazione Interno
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L’esecutivo, con il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, ha rotto gli indugi, annunciando un piano capillare per contrastare il fenomeno, che si attesta attorno ai tre milioni di unità, dei veicoli che circolano senza copertura Rc auto. L’idea, illustrata nel corso del question time alla Camera lo scorso 11 marzo, è quella di utilizzare la rete di sorveglianza già ampiamente diffusa sul territorio – si pensi ai varchi delle Ztl, ai tutor autostradali e agli stessi autovelox – non più soltanto per le funzioni per le quali sono stati originariamente installati, ma come strumenti attivi di verifica del possesso della polizza obbligatoria. Un cambio di passo deciso, dunque, che punta a trasformare ogni occhio elettronico in un potenziale controllore, senza la necessità della presenza fisica di una pattuglia per elevare la sanzione.
L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato, arginare un’illegalità diffusa che mina la sicurezza stradale, e dall’altro, alleggerire la pressione sui premi pagati dagli automobilisti onesti. Il peso dei sinistri causati da conducenti non assicurati, infatti, ricade indirettamente sull’intero sistema, contribuendo a mantenere alte le tariffe per tutti gli altri. Per questo, il provvedimento atteso entro l’estate, e che avrà la forma di una norma di legge collegata al Codice della strada, vuole essere un serio argine a quella che ormai è considerata una vera e propria piaga sociale, e i numeri, del resto, parlano chiaro: solo nell’ultimo anno, la Polizia stradale, pur controllando circa un milione e mezzo di veicoli, ha potuto accertare “solo” trentamila violazioni, un numero che si ritiene essere la punta di un iceberg ben più grande e sommerso.
Il nodo privacy da sciogliere per i nuovi controlli digitali
Prima che questo ambizioso progetto possa diventare operatività quotidiana, occorre però superare alcuni scogli, primo fra tutti quello della normativa sulla privacy. L’attuale impianto legislativo, come ha ricordato lo stesso Salvini, consente ai sistemi di rilevazione, come le telecamere Ztl, di conservare i dati delle targhe soltanto nel momento in cui viene contestualmente accertata un’infrazione. Per una verifica massiva e preventiva, come quella necessaria per stanare chi circola senza assicurazione, serve un’architettura giuridica differente, che permetta la lettura e l’incrocio dei dati in tempo reale con le banche dati delle assicurazioni, senza dover attendere che il veicolo commetta un’altra violazione. È stato pertanto aperto un tavolo tecnico interministeriale che vede coinvolti, oltre al Mit, la Polizia stradale, il Viminale e l’Ivass, oltre naturalmente al Garante per la protezione dei dati personali, chiamato a validare le nuove procedure.
La sfida tecnologica, dunque, si intreccia inestricabilmente con quella della tutela della privacy dei cittadini. Il governo sembra voler procedere con cautela, consapevole che un utilizzo improprio di questi strumenti potrebbe sollevare più di una polemica. L’idea è quella di definire specifiche tecniche molto chiare per i dispositivi di rilevamento a distanza, stabilendo una volta per tutte quali dati possano essere acquisiti, per quanto tempo conservati e da chi possano essere effettivamente consultati. Solo dopo aver sciolto questi nodi, la macchina dei controlli potrà dirsi realmente pronta a entrare a regime, trasformando l’annuncio politico in una realtà concreta e, soprattutto, legittima agli occhi della legge.




