Hantavirus, il paziente veneto negativo ma l’allerta vola alta negli scali aerei

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Che la sorveglianza sanitaria, in un’epoca segnata dal monitoraggio costante delle frontiere, abbia preso il sopravvento sulla paura, lo dimostra il caso del medico sudafricano di 49 anni, tenuto in isolamento a Padova dopo essere entrato – suo malgrado – nella scia di contagio della nave “Mv Hondius”. L’uomo, arrivato in Veneto per una trasferta di lavoro, è risultato negativo ai test effettuati dallo Spallanzani di Roma, quella che a tutti gli effetti rappresenta una boccata d’ossigeno per le autorità locali, ma non ancora il via libera definitivo. Come ha puntualmente ricordato Maria Rosaria Campitiello, direttore della Prevenzione al Ministero della Salute, un singolo referto negativo non equivale a una sentenza di assoluzione definitiva; il virus, si sa, può restare in agguato per un periodo che, clinicamente parlando, può estendersi fino a diverse settimane senza manifestare sintomi.

La ricostruzione dei contatti e l’ombra della “Mv Hondius”

Mentre il professionista sudafricano resta sotto osservazione (perché la prudenza, in questi casi, non è mai troppa), gli occhi degli epidemiologi restano puntati sulla mappa dei rimpatri. La vicenda, come noto, affonda le sue radici nella crociera della nave “Mv Hondius” in Patagonia, dove la coppia olandese – lui considerato il paziente zero, lei, Mirjam Schilperoord, tragicamente deceduta in Sudafrica – ha contratto il virus, verosimilmente per via indiretta attraverso i roditori. Da lì, il volo della Klm ha trasformato un aereo di linea in un potenziale recettore di esposizione, in particolare per quei quattro passeggeri (tra cui il medico padovano) seduti in prossimità della donna infetta. L’Organizzazione mondiale della sanità, nel frattempo, ha certificato undici casi collegati alla nave, alcuni dei quali ancora in fase di definizione diagnostica; un quadro che, sebbene circoscritto, impone l’attivazione di protocolli severi per chiunque abbia condiviso lo stesso spazio chiuso per un periodo prolungato.

Le direttive del Ministero: quarantene e sorveglianza attiva

A fugare i timori di una recrudescenza epidemica, ma senza abbassare la guardia, è intervenuta la circolare firmata dal dicastero della Salute, un documento che, senza mezzi termini, alza il livello di allerta operativo. Non si tratta di allarmismo, come tiene a precisare il ministro Orazio Schillaci, quanto piuttosto di una rimodulazione delle procedure basate sul principio di “massima cautela”. Il provvedimento, in particolare, ha rimesso in moto gli ingranaggi degli Usmaf (Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera), i silenti sentinelle che vigilano nei porti e negli scali. Per i cosiddetti “contatti ad alto rischio”, la direttiva è chiara e improntata alla rigidità: sei settimane di quarantena fiduciaria, divieto assoluto di utilizzare mezzi pubblici, distanziamento fisico all’interno delle mura domestiche e monitoraggio quotidiano dei parametri vitali. Una procedura, questa, che ricalca le linee guida del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), il quale non ha mai smesso di ribadire la bassa incidenza del fenomeno nel vecchio continente.

L’operatività in aeroporto e lo scenario internazionale

Negli scali italiani, l’effetto pratico di questa direttiva si traduce in un’intensificazione della vigilanza, piuttosto che in check point sanitari massicci. La filosofia, spiegata dagli stessi operatori del settore, è quella del “reporting” immediato: se un passeggero manifesta sintomi compatibili (febbre, dispnea, dolori muscolari), il comandante della compagnia aerea ha l’obbligo di avvisare l’Usmaf. Non si ripeterà, almeno per ora, lo spettacolo dei controlli capillari visti durante la pandemia; si punta invece sulla tempestività della segnalazione e sull’efficienza del contact tracing. Lo scenario internazionale, d’altronde, giustifica questi livelli di attenzione: la Francia ha ricoverato in terapia intensiva una dei suoi cittadini rimpatriati, mentre gli Stati Uniti hanno attivato i protocolli per monitorare alcuni viaggiatori asintomatici ma potenzialmente esposti. In questo contesto globale di “vigilanza armata”, la notizia della negativizzazione dei campioni calabresi e del turista britannico in osservazione al Sacco di Milano offre un cuscinetto di tranquillità, sebbene, come evidenziato dai vertici del Ministero, il sistema di risposta italiano abbia dimostrato di saper reagire con prontezza anche in assenza di un pericolo reale e imminente.

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