Il corpo di Nirmal Purja ritrovato sul Broad Peak: la valanga ha ucciso il re degli Ottomila
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Redazione Esteri
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La montagna che aveva contribuito a rendere celebre in tutto il mondo, il Broad Peak, è stata anche il teatro della sua morte. Il corpo dell'alpinista Nirmal Purja, conosciuto dai più come Nims Dai, è stato ritrovato dalle squadre di soccorso a un'altitudine di circa 5.700 metri. L'annuncio, arrivato nella serata di ieri, è stato diffuso dall'Alpine Club of Pakistan, che ha confermato il decesso dell'atleta nepalese, avvenuto a causa di una valanga che ha colpito la spedizione mentre si trovava sulla parete della montagna che supera gli 8.000 metri, nel cuore del Karakorum pakistano.
Il ritrovamento del corpo di Purja, avvenuto a poche ore dalla sua scomparsa, è stato accompagnato dalla notizia del recupero delle salme di altri tre membri del suo team, vittime della stessa, identica, immane tragedia, decretando una delle pagine più cupe dell'alpinismo himalayano degli ultimi anni.
Un dolore che toglie il respiro
La notizia della morte di Purja ha scosso l'intero mondo dell'alpinismo e non solo. Il cordoglio è stato immediato e trasversale, a testimonianza dell'impatto che questa figura aveva avuto nello sport estremo. L'Alpine Club of Pakistan, attraverso i propri canali social, ha reso omaggio allo scalatore, scrivendo che la squadra di soccorso ha trovato Nims Dai a circa 5.700 metri di altitudine sul Broad Peak, "una montagna che amava e che ce l'ha portato via".
Le parole del club pakistano sottolineano il profondo legame che legava l'atleta a quelle cime, un rapporto di sfida e rispetto che ha caratterizzato tutta la sua carriera. Anche Reinhold Messner, leggenda vivente dell'alpinismo, ha voluto esprimere il suo dolore, scrivendo sui social: "So cosa si prova a lasciare qualcuno che ami sulle montagne. Un dolore così profondo da togliere il respiro".
Le parole di Messner, che ha pubblicato una foto insieme a Purja, richiamano alla memoria il dramma personale che molti alpinisti conoscono e che, in questo caso, assume i contorni di una tragedia collettiva di portata epocale.
L'uomo che ha cambiato l'alpinismo
Nirmal Purja non era semplicemente un alpinista: era diventato un simbolo di una nuova era per l'alpinismo mondiale. La sua impresa più celebre risale al 2019, quando riuscì a scalare le quattordici vette più alte del mondo, tutte superiori agli 8.000 metri, in un tempo record di sei mesi e sei giorni. Un'impresa che fino a pochi anni prima sembrava impossibile, un limite invalicabile della resistenza umana, che lui ha infranto con una determinazione e una forza fisica fuori dal comune, e che lo ha reso celebre al grande pubblico.
Ma l'eredità che lascia non è solo quella dei record, per quanto straordinari. Il 16 gennaio 2021, a pochi metri dalla vetta del K2, Purja fu protagonista di un gesto che ha segnato la storia dell'alpinismo. In quell'occasione, lui e altri dieci alpinisti nepalesi si fermarono a pochi metri dalla cima, avrebbero potuto contendersi l'ultimo passo, ma scelsero di salire insieme e di cantare l'inno nazionale del Nepal.
Fu il suggello della prima salita invernale del K2, l'ultimo degli Ottomila a cedere alla stagione più fredda, e un gesto di straordinaria umanità che ha messo il Nepal e i suoi sherpa al centro del mondo dell'alpinismo, ribaltando gerarchie e pregiudizi secolari che volevano gli occidentali come protagonisti assoluti di quelle imprese.
La montagna che unisce e che strappa alla vita
Il Broad Peak, che con i suoi 8.047 metri domina il Karakorum, è stato il palcoscenico di questo dramma che ha spezzato dieci vite. La valanga che ha travolto la spedizione è un duro promemoria dell'imprevedibilità e della pericolosità delle montagne più alte del pianeta. In una nota diffusa per esprimere il cordoglio, è stato ricordato che di fronte alla maestosità e all'imprevedibilità degli 8.000 metri, la montagna sa unire gli uomini nell'inseguimento di un sogno, ma sa anche strapparli alla vita in un istante.
La stessa forza che spinge alpinisti come Purja a sfidare i propri limiti e a superare le proprie paure, è la stessa che, in un batter d'occhio, può trasformare quel sogno in una tragedia senza appello. Il recupero dei corpi, a oltre 5.000 metri di quota, rappresenta un'operazione complessa e rischiosa, che le squadre di soccorso hanno condotto con professionalità e rispetto, restituendo alle famiglie i loro cari per un ultimo saluto.
La scomparsa di Nirmal Purja e dei suoi compagni lascia un vuoto incolmabile nella comunità degli alpinisti, un silenzio assordante che solo il vento delle vette, che tanto amavano, potrà placare, e che il ricordo delle loro gesta e del loro coraggio tenterà di riempire.
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