Le reazioni a sinistra al "monito" di Albanese e l'imbarazzo per Bologna

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Redazione Interno Redazione Interno   -   I silenzi, in politica, hanno spesso un peso specifico superiore alle parole, come dimostra la circostanza che ha seguito le dichiarazioni della relatrice speciale Onu Francesca Albanese sull'assalto alla sede de La Stampa, definito un "monito" al giornale. Mentre dalla maggioranza, con Giorgia Meloni e Matteo Salvini, si è levata una condanna netta e immediata, dal versante dell'opposizione di sinistra e centro-sinistra si è registrato, per due giorni, un balbettio imbarazzato, punteggiato da timide reazioni e dichiarazioni di circostanza che hanno finito per tracciare un bilancio impietoso. Elly Schlein e Giuseppe Conte, a cui molti si sarebbero rivolti per ascoltare una presa di posizione chiara, non hanno infatti proferito parola, un'assenza di segnale che ha accomunato anche gli esponenti di Sinistra Italiana, come Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, lasciando che fossero altri a provare a comporre una risposta.

La netta presa di posizione di De Maria

A rompere, almeno in parte, quel muro di imbarazzo è stato il deputato del Partito Democratico Andrea De Maria, già sindaco di Marzabotto, il quale non ha utilizzato mezzi termini, definendo le parole dell'Albanese "inaccettabili e incompatibili" con i valori costituzionali. "La libertà di stampa non è negoziabile", ha affermato il parlamentare dem, in una dichiarazione che ha scavato un solco storico preciso, aggiungendo che "il monito lo mandavano i fascisti", alludendo alle squadracce del ventennio che prendevano di mira le sedi dei giornali. Una presa di distanza netta, la sua, che si è però trasformata in un'azione concreta solo a livello locale, con l'annunciata richiesta al consiglio comunale della sua città di revocare la cittadinanza onoraria conferita alla relatrice Onu.

La cittadinanza di Bologna diventata un problema

Proprio quell'onorificenza, concessa dal capoluogo emiliano lo scorso ottobre, è diventata il nodo centrale della polemica, dopo che le frasi sull'episodio di cronaca nera hanno messo in imbarazzo l'amministrazione. Se, formalmente, Albanese è cittadina onoraria dal 6 ottobre, la cerimonia ufficiale di conferimento non è mai stata celebrata, un dettaglio che appare ora significativo alla luce delle divisioni che il voto aveva già generato all'interno della maggioranza di centrosinistra. Quei malumori, tenuti fino a ieri sullo sfondo, sono emersi con forza, trasformando un riconoscimento simbolico in un intricato caso politico che costringe il Pd a fare i conti con le conseguenze di una scelta diventata scomoda.

La difficile ricerca di una linea

La domanda "e ora, che fare?", che circola negli ambienti del partito, rimane dunque senza una risposta univoca e risolutiva, nonostante la formale presa di distanza. Le parole di Albanese, per quanto parzialmente ritrattate in serata con un generico "condanno l'irruzione", continuano a pesare come un macigno, riportando al centro del dibattito il tema della libertà d'informazione e del suo rapporto con le istanze internazionali. L'episodio, mentre l'attenzione internazionale è alta anche per la recente rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, lascia intravedere le difficoltà di una parte politica nel confrontarsi con posizioni radicali, finendo per apparire incerta su un principio cardine che dovrebbe invece trovare una difesa trasversale e senza esitazioni.

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