Il futuro dell’ex Ghiacciaia di Verona: tra museo del vino e polo culturale
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Redazione Economia
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Con l’imminente chiusura di Eataly, che lascerà gli ex Magazzini Generali, uno degli spazi più iconici della Verona industriale si trova al centro di un acceso dibattito. La cosiddetta "ghiacciaia", stazione frigorifera specializzata che per anni è rimasta ai margini della valorizzazione urbana, è oggi oggetto di proposte contrastanti, ciascuna delle quali ne immagina un destino diverso. Tra queste, spicca l’ipotesi di trasformarla nel MuVin, il Museo internazionale del vino, sostenuta da enti e associazioni di categoria, convinti che questa scelta possa "valorizzare la città".
Non mancano, però, voci che spingono per una destinazione alternativa. La Rete Svp, che riunisce professionisti del teatro e della danza, chiede a gran voce che l’ex struttura industriale diventi un "polo di cultura e creatività", capace di rendere Verona "una città viva, partecipata e contemporanea". Un’idea che riprende, in parte, l’originaria vocazione dello spazio, concepito per essere un luogo aperto e dinamico.
D’altronde, le possibilità sul tavolo sono molteplici: c’è chi, come Raffaele Boscaini, presidente di Confindustria Veneto, ipotizza un museo del patrimonio industriale affiancato da un centro congressi, soluzione che potrebbe colmare una lacuna infrastrutturale per la città. Altri ancora immaginano auditorium, spazi espositivi o addirittura un hub dedicato allo sport.
Quel che è certo è che l’uscita di scena di Eataly – progetto che, nonostante il marchio di Oscar Farinetti, non ha mai raggiunto i risultati attesi – riapre una partita cruciale per Verona. L’ex stazione frigorifera, situata a sud del centro, rappresenta un’occasione unica per ridisegnare un’area strategica, con ricadute non solo urbanistiche ma anche sociali ed economiche.




