Checco Zalone e il pellegrinaggio che ha conquistato l'Italia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Checco Zalone ha riconquistato, con il consueto tempismo, la vetta del botteghino italiano. Il suo ultimo film, "Buen Camino", ha infatti superato la soglia dei sessantacinque milioni di euro di incassi, un risultato straordinario che, stando ai dati aggiornati, gli permette di scavalcarsi da solo e di insediarsi stabilmente come pellicola italiana di maggior successo di sempre. Un traguardo, questo, che arriva dieci anni dopo il trionfo di "Quo vado?", e che sembra suggellare definitivamente, per usare una sua celebre espressione, che per lui "è del mestiere questa". Gli spettatori, del resto, sono ormai otto milioni e continuano ad aumentare, "and counting", in netto contrasto con le difficoltà che attraversa il mercato hollywoodiano, dove si tenta faticosamente di arginare una crisi profonda.

La filosofia di Nunziante: dal lieto fine alla rivelazione divina

All'origine di questa macchina perfetta, capace di parlare a una platea vastissima, c'è la collaborazione con Gennaro Nunziante, il regista che lo ha accompagnato nei successi storici e che è tornato alla regia dopo l'esperienza di "Tolo Tolo", diretto invece dallo stesso Zalone. Nunziante, la cui cifra artistica si è formata in un oratorio salesiano sotto la guida di un prete cinefilo, non ha dubbi sulla direzione da seguire. "Il lieto fine è necessario", afferma con convinzione, "perché lo scopo della vita è la gioia". Una visione che, come egli stesso precisa, affonda le radici in una precisa spiritualità: "Sono cattolico, nell'uomo c'è la rivelazione di Dio".

Il dibattito sui cammini e l'invito alla Francigena

L'eco del film, tuttavia, va ben oltre le mere cifre da record, generando da settimane un vivace dibattito nel mondo dei camminatori e degli appassionati di viaggi lenti. La narrazione della via per Santiago ha acceso i social network, spingendo molti a riflettere sul valore di un'esperienza simile. Tra questi, Luca Bruschi, direttore dell'Associazione Europea delle Vie Francigene, che ha trascorso il Capodanno proprio sul Cammino di Santiago. Bruschi, pur apprezzando l'opera, lancia un invito pubblico all'attore: "Zalone, dopo Santiago vieni a scoprire la Francigena". Una proposta che mira a canalizzare la popolarità del film verso la riscoperta degli itinerari storici italiani, i quali potrebbero beneficiare di una rinnovata attenzione.

La fuga dalla città come tentazione collettiva

Il motivo profondo di un tale impatto culturale, al di là della comicità, risiede probabilmente in un'idea potente che percorre l'intera pellicola. "Buen Camino" parla infatti direttamente a chi vive nelle grandi metropoli, come Roma e Milano, dove il ritmo quotidiano può diventare opprimente. Il film racconta, con i suoi codici, la tentazione universale di mollare tutto, anche solo temporaneamente, per rallentare e prendere le distanze da un'esistenza sempre accelerata. Una pulsione che molti spettatori hanno riconosciuto come propria, trovando nella storia del pellegrinaggio non solo un intrattenimento, ma anche uno spunto di identificazione e riflessione.

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