Gita dem a Ventotene, tra polemiche e falsificazioni storiche
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Redazione Interno
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Mentre il Partito democratico si prepara a una scampagnata sull’isola di Ventotene, omaggiando Altiero Spinelli, figura simbolo dell’europeismo, la polemica infuria. Non solo perché la leader Elly Schlein potrebbe dare forfait, ma anche per le accuse di falsificazione storica che circondano l’evento. Spinelli, infatti, non era affatto amato dal Pci, che lo considerava un reazionario. Eppure, oggi, la sinistra piddina lo celebra come un faro del progressismo, cercando di risvegliare un orgoglio europeista che sembra affievolirsi di fronte all’ascesa di Giorgia Meloni.
La premier, nel suo discorso alla Camera del 19 marzo, aveva duramente criticato il Manifesto di Ventotene, scritto nel 1941 da Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni durante il confino fascista. Meloni, citando alcuni passaggi, aveva sostenuto che il testo proponeva l’abolizione della proprietà privata, una rivoluzione non democratica e una forma di dittatura. Affermazioni che hanno scatenato reazioni accese, non solo da parte della sinistra, ma anche da intellettuali come Massimo Cacciari, che ha definito le critiche della premier frutto di “ignoranza totale”.
Cacciari, noto per le sue posizioni spesso controcorrente, ha demolito senza mezzi termini la sinistra che si è schierata in difesa del Manifesto. Secondo il filosofo, le “isterie rosse” di chi oggi esalta il documento sono fuori luogo, considerando che, all’epoca, i comunisti lo consideravano un testo reazionario. Una contraddizione che sembra sfuggire ai piddini in partenza per Ventotene, intenti a cementare un’unità che, al momento, appare più fragile che mai.
Intanto, la satira di Maurizio Crozza ha aggiunto un tocco di ironia alla vicenda. Nella sua ultima puntata di Fratelli di Crozza, l’imitazione della premier Meloni ha fatto il giro del web: “Io manco lo sapevo cos’era il Manifesto di Ventotene, me l’ha dato Fazzolari… m’ha detto: Leggi ‘ste tre righe… derapa”. Una battuta che, al di là del riso, riflette la confusione e le strumentalizzazioni che spesso accompagnano i dibattiti politici.
La gita a Ventotene, dunque, si carica di significati simbolici e polemici. Da un lato, c’è il tentativo della sinistra di riappropriarsi di un’eredità europeista che sente minacciata; dall’altro, le critiche di chi vede in questa operazione una riscrittura comoda della storia. Senza contare che, mentre i dem si preparano a salpare, l’intelligenza artificiale – citata da alcuni come strumento di analisi – sembra smentire le interpretazioni di Meloni, confermando che il Manifesto non proponeva affatto l’abolizione della proprietà privata.




