Il bacio e l’addio: Trump celebra Cook, poi la volgarità, mentre Apple si affida a Ternus
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Redazione Economia
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NEW YORK – La transizione al vertice di Apple, che il prossimo primo settembre vedrà John Ternus subentrare a Tim Cook alla guida operativa del colosso di Cupertino, ha offerto lo spunto per un’inusuale, quanto rivelatrice, reazione da parte del presidente degli Stati Uniti. Questi, ormai stabilmente insediato alla Casa Bianca da oltre un anno, ha voluto tributare un elogio formale all’amministratore delegato uscente, definendolo – in un post che mescola diplomazia istituzionale e consueta verve personale – un “manager e leader straordinario”. Un riconoscimento che affonda le radici in un rapporto consolidato nel tempo, nato durante un’intercessione telefonica nel primo mandato presidenziale, quando Cook avrebbe cercato l’aiuto del capo dello Stato per risolvere quella che Trump ha definito una questione “piuttosto grande”.
Tuttavia, se la prima parte del messaggio si mantiene nei binari di un formale tributo al manager che ha portato la capitalizzazione di Apple da 350 a quasi 4.000 miliardi di dollari, la conclusione del post sconfina in un registro ben più crudo e personale. “Una volta mi ha chiamato per baciarmi il cu…”, ha scritto Trump, riferendosi a un aneddoto di presunta sudditanza da parte del numero uno di Apple. Una stoccata volgare che, se da un lato riassume lo stile comunicativo diretto e talvolta spigoloso dell’inquilino della Casa Bianca, dall’altro getta una luce ambigua sul rapporto tra potere politico e grande tecnologia proprio mentre la più importante azienda americana si appresta a vivere il primo cambio di guardia dal 2011.
A prescindere dai toni utilizzati dal presidente, la portata dell’evento è indiscutibile: dopo aver raccolto l’eredità di Steve Jobs quindici anni fa, Tim Cook lascia la poltrona di amministratore delegato per assumere quella di presidente esecutivo (executive chairman). Una transizione, approvata all’unanimità dal consiglio di amministrazione, che l’azienda ha descritto come il culmine di un lungo processo di pianificazione della successione. Al suo posto siede John Ternus, attuale senior vice president dell’Hardware Engineering, un cinquantenne scoperto dal reticolo di relazioni con i produttori asiatici e cresciuto nei ranghi interni per oltre due decenni, che eredita una macchina da guerra economica in un momento di profonda incertezza tecnologica e geopolitica.
Le reazioni del mondo delle finanze e dell’innovazione non si sono fatte attendere, tutte improntate a un rispetto quasi formale per l’operato di Cook. Sam Altman, il visionario a capo di OpenAI, lo ha liquidato con un laconico “leggenda”, mentre il veterano degli investimenti Warren Buffett ha assicurato, con la consueta enfasi, che nessuno avrebbe potuto fare ciò che ha fatto lui alla guida della mela morsicata. Eppure, proprio l’omaggio di questi due attori – rappresentanti rispettivamente della rivoluzione dell’intelligenza artificiale e della finanza speculativa – cela la sfida più grande per Ternus. Se Cook ha saputo trasformare Apple in un gigante dei servizi e della wearables technology (AirPods, Apple Watch, Vision Pro), il nuovo CEO si trova a dover navigare nella tempesta perfetta della tariffazione trumpiana, della dipendenza dalla filiera cinese e, soprattutto, di una rincorsa all’intelligenza artificiale che vede Apple paradossalmente in ritardo rispetto a concorrenti come Google o Microsoft.
Il profilo di un ingegnere totale (e dei suoi fantasmi)
John Ternus non è un volto nuovo per gli addetti ai lavori, e la sua nomina rappresenta una scommessa sulla continuità interna piuttosto che sull’innesto di un “foresto” proveniente da altri ecosistemi. Laureato in ingegneria meccanica alla University of Pennsylvania, ed ex campione di nuoto, Ternus vanta un curriculum pesante: ha messo le mani su ogni generazione di iPad, ha guidato la transizione dei Mac verso i chip proprietari Apple Silicon (abbandonando Intel) e ha supervisionato l’hardware degli ultimi modelli di iPhone. Per dirla con le parole del suo stesso capo uscente, possiede “la mente di un ingegnere, l’anima di un innovatore e il cuore per guidare con integrità”.
Tuttavia, la sua ascesa avviene in un clima di aspettative opposte. Se da un lato la sua esperienza nella supply chain e nella miniaturizzazione dei componenti (si pensi al rivoluzionario design dell’iPhone Air) garantisce una gestione certosina dei margini, dall’altro gli analisti di Wall Street si chiedono se questo “uomo dei prodotti” possieda la visione sistemica necessaria per integrare l’intelligenza artificiale generativa in modo rivoluzionario, e non semplicemente accessorio. La nomina, insomma, suggerisce che la strategia di Apple per i prossimi dieci anni non sarà quella di inseguire i modelli linguistici di grandi dimensioni nel cloud, bensì quella di ottimizzare l’inferenza direttamente sul dispositivo (la c.d. “edge AI”), un campo dove il controllo del chip e del sistema operativo offre un vantaggio competitivo che pochi altri player posseggono.
Il nodo politico e la “transizione morbida”
Mentre gli ingegneri di Cupertino lavorano a stretto contatto per garantire un passaggio di consegne “morbido” (così lo ha definito la nota ufficiale), la realtà esterna si fa sempre più abrasiva. La volgarità di Trump, seppur eclatante, non è che un riflesso di un clima di tensione che grava sulle multinazionali tecnologiche americane. Cook, in questi anni, ha saputo destreggiarsi con abilità diplomatica tra le richieste di rimpatrio della produzione e le minacce di dazi. Per Ternus, che finora ha parlato la lingua dei fornitori e delle linee di montaggio, il rapporto con Washington si preannuncia come un campo minato. Non aiuta, in questo contesto, la perdita di slancio nel settore dei visori “spaziali” (Vision Pro) e la percezione, ormai diffusa anche tra i fan più accaniti, che l’era delle innovazioni epocali sia forse tramontata insieme a Steve Jobs.
Tim Cook resterà al timone per tutta l’estate, affiancando il suo successore in quella che è stata descritta come una staffetta programmata. Il suo futuro ruolo di presidente esecutivo, come precisato dal comunicato, lo vedrà impegnato prevalentemente nelle relazioni istituzionali e nelle interlocuzioni con i policy maker globali. Un ruolo quasi istituzionale, dunque, che lo allontana dalla pressione dei trimestrali ma lo mantiene al centro del palcoscenico geopolitico. Per Ternus, invece, il banco di prova sarà immediato: dovrà dimostrare se la scelta di un ingegnere “puro” sia la chiave per rilanciare il “Laboratorio Apple” o se, al contrario, la mancanza di un carisma da venditore di sogni come quello del suo predecessore finirà per appiattire l’azienda in una fase di stanca gestione dell’esistente.




