Il caso Kalulu, Abodi critica la Figc: “Rispetto ma non comprendo, serviva più coraggio”
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Redazione Sport
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Il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, è intervenuto nel dibattito che da giorni tiene banco negli ambienti del calcio professionistico, e lo ha fatto con una presa di posizione netta riguardo la mancata revoca della squalifica a Pierre Kalulu. Il difensore della Juventus, lo si ricorderà, era stato espulso nel corso del primo tempo della sfida di San Siro contro l'Inter, il diciassettesimo febbraio, per esser incorso in un doppio giallo decretato dall'arbitro La Penna; un provvedimento, quest'ultimo, scaturito da un evidente simulazione di Alessandro Bastoni, difensore nerazzurro che era già ammonito e che avrebbe invece dovuto lasciare il campo lui. La società bianconera, dopo aver visto respingere il ricorso dalla Corte Federale d'Appello, aveva fatto ricorso all'istituto della grazia, presentando istanza direttamente al presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, Gabriele Gravina, il quale ha però opposto un netto rifiuto.
Abodi, intercettato dai cronisti al suo arrivo a Casa Italia in vista degli impegni legati alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina, ha voluto esprimere il proprio punto di vista sulla vicenda, usando parole misurate ma che contengono una chiara stoccata all'operato della Federcalcio. Il ministro ha spiegato di onorare l'autonomia decisionale dell'ente presieduto da Gravina, ma ha contestualmente ammesso di non riuscire a condividere il ragionamento che sta alla base della scelta di non reintegrare il calciatore francese. La sua riflessione, come riportano le agenzie di stampa, parte da un presupposto logico che lui stesso ha voluto sottolineare: quando un errore arbitrale diventa pacifico e incontrovertibile agli occhi di tutti, e quando il prezzo di quell'errore è stato già parzialmente pagato dal diretto interessato con l'espulsione immediata e la conseguente inferiorità numerica della propria squadra per gran parte della gara, intervenire per ristabilire un principio di equità sportiva sarebbe stato, a suo giudizio, doveroso.
Il richiamo al coraggio e il precedente Lukaku
Nel merito della questione, il titolare del dicastero dello Sport si è spinto oltre una semplice dichiarazione di circostanza, arrivando a lambire temi squisitamente politici come quello dei rapporti tra governo e federazioni. “Io mi permetto di dire”, ha aggiunto Abodi, “che forse un po’ di coraggio in più sarebbe stato opportuno”. Un’affermazione, la sua, che calibra con attenzione il lessico: non si parla di obblighi o di prescrizioni, ma di un atteggiamento più audace che la Figc avrebbe potuto e dovuto adottare di fronte a una chiara ingiustizia. Un richiamo, implicito ma percepibile, a non rifugiarsi in una lettura burocratica e rigida dei regolamenti, specialmente laddove la dinamica dell'episodio appare, agli occhi del ministro, così cristallina da non lasciar spazio a interpretazioni.
La posizione della Juventus, che aveva chiesto la grazia per consentire a Kalulu di essere nuovamente a disposizione per la successiva partita di campionato, si scontra dunque con la linea di fermezza del presidente Gravina. Una linea che, per essere compresa appieno, va contestualizzata con quanto accaduto in passato. Il precedente, in questo senso, esiste ed è fin troppo simile: nel 2023, fu lo stesso Gravina a concedere la grazia a Romelu Lukaku, all'epoca attaccante dell'Inter, che era stato squalificato per esser stato espulso dopo aver subito insulti razziali dalla curva della Juventus durante una semifinale di Coppa Italia -2-4. In quel caso, la Federazione scelse di privilegiare una valutazione extra-regolamentare dell’evento, riconoscendo la particolare gravità del contesto.
La decisione di non applicare lo stesso metro al caso Kalulu, al netto della diversa natura dei due episodi, riapre inevitabilmente il dibattito sulla discrezionalità di chi è chiamato a giudicare e sulla possibilità di rimediare a errori tecnici palesi che, di fatto, finiscono per alterare la regolarità di una competizione. Con le sue dichiarazioni, Abodi ha voluto sollevare una questione di metodo e di principio, ponendo l’accento su quella che gli appare come un’occasione mancata per dimostrare flessibilità e buon senso.
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