Mietta, il prezzo del successo: attacchi di panico, rinunce e il nuovo inno «Per avere me»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è una storia, nel panorama musicale italiano, che per anni è stata raccontata soltanto attraverso i sorrisi accecanti dei primi anni Novanta e il ritmo inconfondibile di «Vattene amore». Una storia di successo immediato e di popolarità travolgente, che però nascondeva, dietro la facciata della giovanissima stella, una fragilità profonda e un prezzo altissimo da pagare. A svelarla, senza più filtri e con una pacata determinazione, è stata la stessa protagonista, Mietta, nel corso di una lunga e introspettiva intervista a Francesca Fialdini nel salotto di Rai Uno. Il racconto, che va ben oltre le semplici memorie di carriera, dipinge il ritratto di un’artista costretta a crescere troppo in fretta, a scegliere tra la ribalta e la propria salute, e a compiere, già da adolescente, rinunce che avrebbero segnato il corso della sua vita.

Il lato oscuro della popstar

«Quando ero piccola non riuscivo a gestire tutto quel successo», ha confessato la cantante, rivelando come la pressione mediatica e le aspettative soffocanti abbiano presto generato in lei un cortocircuito di ansia. Gli attacchi di panico, un disturbo di cui allora si parlava ben poco, divennero una presenza costante e paralizzante, al punto da condizionare drasticamente le sue scelte professionali. Decisioni che, viste dall’esterno, potevano apparire inspiegabili, come il rifiuto di partecipare a Domenica In – allora il programma più influente della televisione italiana – o persino il declinare un provino per il ruolo di Bond Girl al fianco di James Bond. Rinunce dettate non da capriccio, ma dalla necessità di proteggersi, di trovare un respiro in un mondo che sembrava procedere a una velocità insostenibile.

Le ombre del passato e le scelte coraggiose

Tra i capitoli più significativi di quel periodo turbolento, emerge la scelta di non interpretare «Almeno tu nell’universo», il capolavoro di Mia Martini che sarebbe diventato l’inno di una generazione. Una decisione presa, come ha spiegato Mietta, per un profondo rispetto verso l’artista scomparsa e per la percezione che quella canzone appartenesse a un universo emotivo troppo distante dal suo in quel momento. «Ho scelto di farmi da parte», ha affermato, sottolineando come quell’atto di rit

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