iPhone 17e, la prova: quel prezzo più basso vale le rinunce rispetto al modello standard?

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Costa la metà di un iPhone 17 Pro, questa è la premessa da cui partono molti dei potenziali acquirenti, ma la domanda che sorge spontanea, maneggiando il nuovo iPhone 17e, è se quei risparmi giustifichino le rinunce strutturali che Apple ha imposto al suo ultimo nato. Più che “economico”, definizione che mal si addice ai listini di Cupertino, si dovrebbe parlare di modello “meno costoso”, un entry level che quest’anno, a differenza del passato, viene aggiornato con cadenza annuale, abbandonando la logica dei cicli triennali che aveva caratterizzato la vecchia linea SE.

La “e”, quella lettera che l’azienda lascia volutamente all’interpretazione dell’utente, è stata introdotta lo scorso anno per sostituire la precedente generazione e, con l’arrivo di questa versione 2026, Apple ha deciso di raddrizzare alcuni tiri storti. Il modello dell’anno scorso, il 16e, aveva una pecca che per molti risultava inaccettabile: l’assenza del MagSafe, il sistema di attacco magnetico che da oltre cinque anni caratterizza l’ecosistema degli accessori iPhone, dai power bank ai supporti per auto. Una mancanza che faceva sembrare il telefono monco, persino per chi proveniva da un iPhone 11 che quella funzione non l’aveva mai avuta. Il 17e, finalmente, questa lacuna la colma, e lo fa anche raddoppiando la velocità di ricarica wireless, portandola a 15 watt e aggiungendo il supporto Qi2.

Un hardware che non nasconde i compromessi estetici

Sotto la scocca, che esteticamente rimane invariata rispetto al predecessore con quel display da 6,1 pollici Super Retina XDR e il notch in stile iPhone 14 al posto della più moderna Dynamic Island, batte il nuovo chip A19. È lo stesso processore dell’iPhone 17 standard, costruito con processo a 3 nanometri, e nelle prove su Geekbench i punteggi della CPU sono sorprendentemente vicini a quelli del modello più costoso. La differenza, come sempre accade in queste segmentazioni di gamma, la fa il reparto grafico: la GPU ha un core in meno, e questo si traduce in un leggero scarto nelle performance di gaming e rendering, anche se per l’utente medio, quello che passa il tempo sui social o in streaming, la differenza è impercettibile. Apple ha poi raddoppiato la memoria di base, che ora parte da 256 GB, una mossa furba in un momento in cui i prezzi delle memorie sono in salita e che consente di non rimanere imbottigliati dopo pochi mesi con lo storage saturato da foto in 4K e app pesanti.

La fotocamera e quel sistema magnetico che cambia l’uso quotidiano

Sul fronte fotografico, il 17e monta un sensore Fusion da 48 megapixel, lo stesso che consente di ottenere uno zoom 2x con qualità ottica attraverso il ritaglio centrale del sensore. Manca l’ultragrandangolare, e questa è una rinuncia oggettiva che limita la versatilità, ma il processore A19 aiuta nell’elaborazione degli scatti, migliorando i ritratti e permettendo il controllo della profondità di campo anche dopo lo scatto, una funzione che il 16e non offriva. La batteria, forte del nuovo modem C1X progettato da Apple, garantisce una durata che nei test si è rivelata persino superiore a quella dell’iPhone 17, arrivando a sfiorare le 13 ore di utilizzo continuativo. Un risultato notevole, che permette di affrontare la giornata senza ansie da ricarica, anche sfruttando la comodità dei nuovi accessori MagSafe che ora, a differenza del passato, funzionano perfettamente senza necessità di custodie speciali.

La concorrenza interna e il paradosso del prezzo

Il nodo vero, per chi valuta l’acquisto, è però la concorrenza interna all’interno della stessa famiglia Apple. Il 17e parte da 699 euro, una cifra che sulla carta lo rende accessibile, ma a soli 250 euro di distanza si trova l’iPhone 17 standard, che offre un display ProMotion da 120 Hz, una luminosità di picco tripla, una seconda fotocamera e un design più moderno con cornici ridotte. La differenza, oggettivamente, non è abissale come in passato, e per chi arriva da un iPhone 11 o da un SE il salto in avanti è comunque epocale. Ma chi ha già assaporato la fluidità dei 120 Hz o la praticità di un ultragrandangolare, difficilmente potrà accontentarsi delle riedizioni dei compromessi che questo 17e, per quanto rifinito e magnetico, continua a rappresentare.

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