Lavoro minorile in Italia, Mattarella: "336mila minori coinvolti, un dovere proteggerli"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nonostante i progressi degli ultimi decenni, il lavoro minorile resta una piaga anche in Italia, dove 336mila under 18 – tra i 7 e i 15 anni – sono coinvolti in attività lavorative, siano esse continuative, saltuarie o occasionali. Lo rivela l’indagine "Non è un gioco" di Save the Children, diffusa in occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile. Un fenomeno che, come sottolinea il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, riguarda "bambini invisibili", spesso esclusi e sfruttati, nonostante la Costituzione imponga alla Repubblica il dovere di tutelare l’infanzia e garantire l’istruzione.

"L’abbandono scolastico apre la strada alla povertà educativa, all’emarginazione sociale e, nei casi più gravi, al coinvolgimento in attività illegali", ha avvertito Mattarella, ricordando che gli articoli 31 e 34 della Carta costituzionale sanciscono con chiarezza tali obblighi. Un monito che arriva in un contesto globale segnato da crisi economiche, conflitti e disuguaglianze, fattori che rischiano di erodere i risultati ottenuti finora. Sebbene l’azione congiunta di governi e organizzazioni abbia permesso di strappare milioni di minori a condizioni di sfruttamento, reinserendoli in percorsi formativi e di protezione, la strada da percorrere rimane lunga.

In Italia, il fenomeno assume forme diverse: dal lavoro in ambito familiare a quello in nero, fino ai casi più estremi di sfruttamento legati alla criminalità organizzata. Una realtà che, sebbene meno eclatante rispetto ad altri Paesi, rappresenta una violazione dei diritti fondamentali dell’infanzia, con conseguenze che si ripercuotono di generazione in generazione. Senza interventi decisi, il rischio è che questi minori – già privati di un’adeguata scolarizzazione – finiscano per alimentare un circolo vizioso di povertà ed esclusione, con ripercussioni sull’intera società.

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