Milano, il crollo dell’insegna Generali sulla torre Hadid: il boato alle 6.34 e il tirante spezzato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Alle 6.34 del mattino, un rombo improvviso ha squarciato il silenzio di Citylife, il quartiere simbolo della Milano che guarda al futuro. Vigilantes, operatori dell’asilo nido e primi lavoratori del centro commerciale hanno descritto il suono come un tuono trascinato, ma il cielo era terso, senza vento, già oppresso da un caldo anomalo per l’ora. Gli occhi si sono alzati verso la torre Hadid, uno dei tre grattacieli progettati da archistar, e lì, a 192 metri d’altezza, l’insegna rossa della Generali aveva perso il suo equilibrio.

«Se fosse caduta, sarebbe stata una tragedia», ammette Gianpaolo Rosati, docente di Tecnica delle Costruzioni al Politecnico di Milano, già consulente per il crollo del Ponte Morandi e della funivia del Mottarone. La struttura portante, infatti, ha ceduto, ma i pannelli dell’insegna – quelli che compongono la scritta – sono rimasti miracolosamente al loro posto. «Il problema non sono i pannelli, ma il cinematismo di collasso», spiega Rosati, usando il termine tecnico con cui gli ingegneri descrivono la dinamica di un cedimento strutturale.

La deputata Laura Boldrini ha puntato il dito contro il cambiamento climatico, evocando un’instabilità legata al caldo eccessivo. Ma Daniele Botti, titolare della Kennew di Nembro, l’azienda che nel 2018 ha installato l’insegna, tiene a precisare: «Noi abbiamo montato i pannelli sulla struttura esistente, che è implosa per ragioni che non ci competono. Quello che possiamo dire è che il nostro lavoro ha retto». Botti ricorda i giorni del montaggio, sospesi a 200 metri con le maxigru, sfidando solo il vento. «Eravamo consapevoli dei rischi, ma mai avremmo immaginato un cedimento del genere».

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