Cedimento dell’insegna di Citylife, la procura sequestra il tetto della Torre Hadid
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Redazione Interno
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«Le concause possono essere diverse. Va verificato quale variazione di temperatura era prevista nella normativa e paragonata a quella attuale». A parlare è Gianpaolo Rosati, docente del Politecnico di Milano e ingegnere strutturista, già super-perito nel caso del ponte Morandi, interpellato per fare luce sul cedimento parziale dell’insegna “Generali” che svetta a 192 metri d’altezza sulla Torre Hadid. Mentre gli accertamenti proseguono, la procura di Milano – con i pm Francesca Celle e Maura Ripamonti, coordinati da Marcello Viola – ha disposto il sequestro dell’area del tetto, nell’ambito dell’indagine per crollo colposo, al momento senza indagati.
L’episodio, avvenuto all’alba del 30 giugno, ha riportato l’attenzione sui materiali e sulle sollecitazioni ambientali, con il caldo che potrebbe aver giocato un ruolo non secondario. I vigili del fuoco, dopo un sopralluogo con droni e sensori, hanno consegnato una relazione dettagliata, corredata da immagini e video, utile a individuare il cosiddetto “punto zero” del collasso. Il maxi collage di pannelli, che ha resistito per anni alle intemperie, si è sbriciolato senza preavviso, sollevando interrogativi sulle verifiche manutentive e sulle soluzioni progettuali adottate.
Intanto, se l’area del tetto rimane blindata, la vita attorno al grattacielo riprende: la fermata della metropolitana, temporaneamente chiusa per precauzione, è stata riaperta, segnando un primo ritorno alla normalità. Ma le domande restano, soprattutto perché la Torre Hadid – progettata da Zaha Hadid e diventata un simbolo del quartiere – era considerata un modello di innovazione ingegneristica.
Quello che appare chiaro è che, al di là delle ipotesi iniziali, serviranno analisi approfondite per stabilire se il cedimento sia riconducibile a un difetto di costruzione, a un errore di manutenzione o a un insieme di fattori, comprese le condizioni climatiche estreme. I tecnici del Politecnico, coinvolti nelle indagini, dovranno valutare se i materiali abbiano reagito come previsto alle sollecitazioni termiche, mentre la magistratura cercherà di ricostruire eventuali responsabilità.




