Citylife, sequestrato il tetto della Torre Hadid dopo il crollo dell’insegna Generali. Riapre il metrò ma restano i dubbi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura di Milano ha disposto il sequestro dell’area del tetto della Torre Hadid, dove all’alba del 30 giugno una delle due insegne della compagnia Generali, poste a 192 metri d’altezza, ha ceduto parzialmente. La decisione, firmata dalle pm Francesca Celle e Maura Ripamonti – coordinate dal procuratore Marcello Viola – rientra nell’indagine per crollo colposo, al momento senza indagati. L’obiettivo è chiarire le cause di un incidente che, sebbene non abbia provocato vittime, ha sollevato interrogativi sulla sicurezza di uno dei simboli architettonici del quartiere Citylife.

Intanto, dopo lo choc iniziale, la vita nella zona riprende gradualmente: la fermata della metropolitana, chiusa per precauzione, è stata riaperta, ma il tetto del grattacielo progettato da Zaha Hadid resta inaccessibile. I tecnici, supportati dai vigili del fuoco, hanno già avviato le prime verifiche, utilizzando anche droni per ispezionare la struttura danneggiata. Le immagini raccolte, insieme a una relazione preliminare, sono ora al centro delle valutazioni della procura, che dovrà stabilire se il cedimento sia riconducibile a un errore progettuale, a carenze manutentive o a fattori esterni.

Tra le ipotesi circolate con insistenza – e spesso riportate in modo acritico – c’è quella del "caldo estremo" come causa principale. Una tesi che, sebbene suggestiva, appare riduttiva di fronte alla complessità di un’analisi tecnica. Senza escludere alcuna pista, gli investigatori stanno esaminando il ruolo dei sensori di sicurezza e delle condizioni dei materiali, alla ricerca del cosiddetto "punto zero" del crollo. Quel che è certo è che l’episodio ha riacceso il dibattito sulla resilienza delle infrastrutture urbane, specie quando si parla di edifici iconici ma soggetti a sollecitazioni continue.

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