L'Ue minaccia Israele con sanzioni mentre la guerra a Gaza infuria
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Redazione Esteri
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L'Unione europea ha deciso di innalzare il livello dello scontro diplomatico con il governo di Israele, annunciando un pacchetto di misure punitive che prendono di mira, in particolare, i ministri estremisti e i coloni ritenuti responsabili di atti di violenza. La Commissione europea, in un momento di rara compattezza bipartisan, ha infatti presentato agli stati membri una proposta di sanzioni che include la sospensione parziale del trattato di libero scambio con Tel Aviv e il blocco del sostegno bilaterale, un segnale politico forte sebbene non privo di complicazioni procedurali.
Ciò che rende l’intera operazione particolarmente delicata, e forse di difficile attuazione, è il meccanismo decisionale stesso dell’Unione: per le sanzioni commerciali più incisive, infatti, è richiesto il voto unanime dei Ventisette, un obiettivo che appare da subito piuttosto improbabile da raggiungere data la storica divisione di posizioni tra i paesi membri sulla questione israelo-palestinese. Di fronte a questa mossa, la reazione israeliana non si è fatta attendere; il ministro degli Esteri israeliano ha tuonato contro la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, definendo le misure "moralmente e politicamente distorte" e promettendo una risposta adeguata.
Lo scenario sul quale Bruxelles è chiamata a intervenire rimane, nel frattempo, di una drammaticità assoluta. Mentre a Gaza City il numero delle vittime palestinesi continua a salire in modo spaventoso — solo stamane si contano ottantatré morti nei continui bombardamenti — e la popolazione civile è costretta a una fuga incessante, la decisione europea di sospendere gli aiuti bilaterali vuole essere un monito concreto. Fonti comunitarie hanno sottolineato come si tratti di "un segnale importante, che conferma la nostra politica a favore della pace", sebbene l’efficacia immediata di tali gesti appaia limitata dinanzi all’emergenza umanitaria.




