Il dominio che non conosce ostacoli: Conegliano si prende il nono scudetto e mette nel mirino la storia
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Redazione Sport
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Quando l’ultimo pallone è stato messo a terra da Isabelle Haak, spegnendo ogni speranza di rimonta per le padrone di casa, all’Allianz Cloud è partita la festa di un’altra squadra. L’Imoco Conegliano, con la consueta spietata efficacia, ha liquidato la Numia Vero Volley Milano con un perentorio 3-0 (25-17, 25-22, 25-22) in gara-4 della finale scudetto, chiudendo la serie sul 3-1 e mettendo in bacheca un trofeo che ormai sembra cucito addosso alle pantere gialloblù. Un successo, questo, che non è soltanto l’ennesima conferma di una supremazia tecnica che non smette di stupire, ma anche un sorpasso storico nel palmarès della pallavolo italiana: il nono Titolo nazionale permette a Conegliano di lasciarsi alle spalle Bergamo, issandosi al secondo posto nella graduatoria dei club più titolati, a due sole lunghezze – fatto che il club ha già ben chiaro in mente – dal mito leggendario della Teodora Ravenna. Il sogno, nemmeno troppo velato, di raggiungere e magari superare quegli undici scudetti consecutivi inizia a diventare un’ossessione dichiarata.
L’esercito delle invincibili e l’eterna giovinezza di MokiIl parquet del palazzetto milanese, gremito fino all’ultimo posto con un pubblico caloroso tra cui spiccava Giorgio Furlani, amministratore delegato del Milan, è stato teatro dell’ennesima dimostrazione di forza di una corazzata che sembra giocare in un campionato a parte. La squadra guidata da coach Daniele Santarelli, orchestrata dalla regia illuminata di Joanna Wolosz e sorretta dagli artigli dell’opposta svedese Haak (MVP della serie), ha trasformato quella che doveva essere una battaglia tra titani in un’arrampicata solitaria verso l’ennesimo traguardo. Dall’altra parte della rete, nonostante una prestazione superlativa di Paola Egonu – autrice di 24 punti che hanno tenuto a galla le sue compagne – la Vero Volley ha dovuto inchinarsi di fronte a una macchina da guerra perfetta, capace di annullare gli avversari nei momenti cruciali di ogni singolo parziale.
Ma se il collettivo è una falce meccanica che taglia ogni avversario, c’è un cuore pulsante che batte più forte degli altri. Monica De Gennaro, la libero classe 1987 originaria di Sant’Agnello, ha aggiunto l’ennesimo sigillo a una carriera che è già scritta tra quelle delle più grandi sportive italiane di sempre. Il suo nono scudetto – l’unica giocatrice presente in tutte le vittorie del club fondato nel 2012 – la consegna definitivamente a un’olimpo fatto di numeri e di leadership silenziosa. “Moki”, come la chiamano affettuosamente i tifosi, continua a sfidare il tempo e la logica, dimostrando che l’esperienza e la reattività, in certi casi, possono addirittura migliorare con il passare degli anni, mentre le avversarie invecchiano lei sembra ringiovanire.
Un obiettivo chiamato Ravenna e la programmazione che vinceMentre i coriandoli coloravano l’aria di Milano, il pensiero del co-presidente Pietro Maschio – che ha seguito la partita tra i ranghi dei sostenitori – correva già al futuro. “Sono tantissimi, un’enormità. Pensare di arrivare a questo traguardo era impensabile, ma abbiamo ancora un obiettivo: la Teodora”. Queste parole, rilasciate a caldo, non sono il semplice sfogo di un dirigente esaltato dalla vittoria, bensì la fotografia di una mentalità vincente che ha permesso a Conegliano di raccogliere 31 trofei in un decennio di attività. Il segreto di questa longevità al vertice, come ha sottolineato lo stesso Maschio, non risiede solo nei colpi messi a segno sul mercato, ma in una programmazione chirurgica che riesce a cambiare le giocatrici senza mai intaccare la struttura mentale della squadra.
C’è un’alchimia perfetta nelle colline del Nord Est, tra i vigneti di Prosecco e i tifosi che riempiono il Palaverde oltre ogni record di presenze: qui il vino buono non sta solo nella botte piccola, ma viene imbottigliato in scudetti e coppe come se non ci fosse un domani. Il club ha superato il muro delle 110mila presenze stagionali, un segnale che la passione per queste pantere non accenna a diminuire. L’attenzione, ora, si sposta inevitersamente verso Istanbul, dove la Final Four di Champions League attende le ragazze di Santarelli per l’assalto al massimo trofeo continentale, ma la sensazione è che pure oltremanica, il mirino rimanga saldamente puntato su Ravenna, quell’ultima frontiera della storia che a Conegliano sognano di conquistare prima o poi.
L’ottava di fila che vale doppioDefinire questa impresa semplicemente come l’ottavo scudetto consecutivo sarebbe riduttivo, quasi banale. Questo trionfo, il secondo della stagione dopo la Coppa Italia, rappresenta il superamento di un’era (quella di Bergamo) e l’aggancio a un’eternità che sembrava irraggiungibile. La serie contro Milano – avversaria che aveva già strappato la Supercoppa alle venete all’inizio della stagione – è stata un test di maturità superato a pieni voti, specialmente dopo lo scivolone inatteso di gara-3 al Palaverde che aveva riaperto i giochi.




