Katie Zacharia e il curriculum sotto esame: perché non è un'avvocata
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Redazione Esteri
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La nomina di Katie Zacharia a portavoce della Casa Bianca si sta rivelando tutto fuorché semplice. A pochi giorni dall'insediamento, la ex commentatrice di Fox News si trova a fare i conti con una serie di verifiche sul proprio curriculum, in particolare sul titolo professionale che il presidente Donald Trump ha usato per presentarla: "attorney". La questione non è di poco conto, perché negli Stati Uniti la distinzione tra le due qualifiche ha conseguenze concrete sul piano legale.
Un esordio segnato da un lapsus
La prima conferenza stampa della nuova portavoce è durata appena quattordici minuti, un tempo record per un incarico che tradizionalmente prevede sessioni ben più lunghe. Zacharia ha letto per gran parte del tempo da un copione, ha preso solo tre domande, tutte da testate conservatrici, e ha chiuso l'incontro senza rispondere a una domanda sulle forniture di intelligence all'Ucraina.
Ma è stato un passaggio in particolare a finire sui social: parlando della necessità di conciliare il lavoro con la famiglia, la portavoce ha confuso il marito con il presidente, correggendosi subito dopo con una risata imbarazzata. L'episodio ha alimentato una serie di commenti ironici, con l'ex portavoce della Casa Bianca Jen Psaki che ha paragonato la performance a uno sketch del Saturday Night Live.
La questione del titolo professionale negli Stati Uniti
Per comprendere la portata del caso Zacharia è necessario chiarire cosa significano i termini "lawyer" e "attorney" nel sistema giuridico statunitense. Un "lawyer" è chiunque abbia conseguito una laurea in giurisprudenza e possegga una formazione legale, ma non necessariamente ha superato l'esame di abilitazione forense. Un "attorney", invece, è un professionista che ha superato il bar exam ed è stato ammesso all'esercizio della professione in una specifica giurisdizione. Solo l'attorney può rappresentare i clienti in tribunale e fornire consulenza legale vincolante.
La distinzione, spesso ignorata nel linguaggio comune, ha rilevanza legale: esercitare la professione senza abilitazione costituisce reato in molti stati.
La ricostruzione della portavoce
Intervistata dal New York Times, Zacharia ha spiegato di aver conseguito la laurea in giurisprudenza presso la Pepperdine University nel 2011 e di aver ricevuto indicazioni dal presidente dell'università su come qualificarsi pubblicamente. Le sarebbe stato detto di evitare i termini "attorney" ed "esquire", ma che "lawyer" era accettabile. Il Wall Street Journal ha però riportato che Zacharia si è presentata all'esame di abilitazione della California senza superarlo, circostanza che lei stessa ha confermato in una successiva intervista al New York Times.
La portavoce ha anche chiarito che la sua risposta "When I moved to China" a una domanda su dove avesse superato il bar exam era frutto di un fraintendimento: aveva creduto che la domanda riguardasse il periodo successivo alla laurea, non l'abilitazione professionale.
Il precedente cinese e le domande senza risposta
Zacharia ha lavorato a Pechino tra il 2011 e il 2013 presso lo studio legale Zhong Lun, ma i non cittadini cinesi non possono sostenere l'esame nazionale di abilitazione né esercitare la professione forense nel paese. La sua esperienza cinese, quindi, non equivale a un'abilitazione. La Casa Bianca non ha chiarito se Zacharia abbia mai superato un esame di abilitazione in qualche stato americano, né il New York Times è riuscito a trovare una licenza legale intestata a suo nome in California o altrove.
La vicenda resta aperta, con il curriculum della portavoce che continua a essere oggetto di verifiche mentre l'amministrazione affronta le prossime scadenze elettorali.
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