Totti e il vuoto dopo il ritiro: «Ho rischiato la depressione. La Roma? Mai dire mai»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Francesco Totti ha raccontato senza filtri il periodo seguito alla fine della sua carriera da calciatore, quando la routine di una vita intera si è interrotta di colpo. In una lunga intervista al Corriere della Sera, l'ex capitano della Roma ha parlato del rischio di depressione, della perdita del padre, dei problemi di salute del figlio Cristian e del suo rapporto con Luciano Spalletti, oggi allenatore della Juventus.

La fine di un mondo e la paura del vuoto

Il 28 maggio 2017, giorno del ritiro dal calcio giocato, è rimasto un passaggio centrale nel racconto di Totti. «Da una parte è stato il giorno più bello della mia vita, perché mi aspettava, oltre quella porta, una festa clamorosa, unica. Ma dall'altra c'era tanta malinconia, perché finiva la mia carriera. Ero morto dentro», ha spiegato. L'ex numero dieci giallorosso non ha nascosto la difficoltà di ritrovarsi lontano dal campo: «C'è stato un momento in cui ho rischiato la depressione. Che è una parola pesante, che spaventa. Ma non riuscivo a ritrovare il senso delle cose».

Il racconto prosegue con l'immagine di un vuoto che sembrava soffocarlo, perché per un calciatore abituato a una vita scandita da regole precise l'improvvisa assenza di punti di riferimento diventa uno shock. «Mi sentivo solo in mezzo all'oceano. Non ero pronto, improvvisamente mi mancava la terra sotto ai piedi», ha aggiunto.

Il lutto per il padre e la malattia di Cristian

A rendere ancora più profondo quel senso di smarrimento è stata la morte del padre Enzo, avvenuta nell'ottobre 2020 per complicanze legate al Covid. «Quel vuoto si è fatto una voragine. La morte di papà per me è stata la fine di tutto. Era un padre silenzioso, ma forte, educativo. Era presente, però a modo suo: mai un complimento, mai un abbraccio. Ma con uno sguardo ci dicevamo tutto», ha raccontato Totti, spiegando che quando il genitore se n'è andato gli è mancata l'aria.

Nello stesso periodo è arrivata la preoccupazione per il figlio Cristian, che giocava a calcio e aveva un problema di respirazione. Durante una visita di controllo, un medico ha chiamato Totti per dirgli che dagli esami era emersa una macchiolina vicino al cervello. «Mi si è fermato il respiro, il cuore, non capivo più nulla», ha detto. Gli accertamenti successivi hanno individuato un problema localizzato nell'acquedotto di Silvio, il canale che porta il liquido al cervello.

Il Coni ha revocato l'idoneità sportiva al ragazzo e la famiglia ha deciso di non procedere con l'intervento per farlo tornare a giocare: «Era il cervello, non un gomito».

Il Covid, la famiglia e il rapporto con Spalletti

Nel corso dell'intervista Totti ha ripercorso anche la malattia da Covid che lo ha colpito in prima persona, con una saturazione scesa a 87 e una broncopolmonite fortissima. «Ho rischiato di morire. Morire di Covid, come mio padre. Ho passato 21 giorni con la febbre a trentanove e non respiravo», ha raccontato, ricordando poi di essere uscito dalla fase più critica anche grazie a un suggerimento del professor Zangrillo. Sul piano personale, il divorzio da Ilary Blasi ha rappresentato un altro passaggio complicato, soprattutto per i figli: «Per loro è stato un incubo. La scomparsa del nonno al quale erano molto affezionati, io che smetto di giocare e poi sto male, e dopo la separazione inaspettata». Quanto a Spalletti, Totti ha chiarito che tra i due c'è stato un riavvicinamento, ma anche che gli attriti dell'ultima stagione alla Roma, secondo la sua ricostruzione, arrivavano dall'alto: «Qualcuno lo ha convinto che io abbia tramato per mandarlo via. Ma è vero il contrario. Lui mi faceva giocare anche con una gamba sola».

La Roma e un possibile ritorno mai escluso

Sul futuro e sul legame con il club giallorosso, Totti ha usato parole nette: «La Roma è stata, è e sarà sempre tutto per me. È la mia seconda pelle, forse persino la prima». Alla domanda su un possibile ritorno in società, l'ex capitano ha risposto con la formula «Mai dire mai», precisando però che non accetterebbe un ruolo da comparsa. Nell'intervista ha anche accennato agli incontri con la dirigenza americana dei Friedkin, avvenuti in occasione di Roma-Real Madrid, spiegando che non c'è stato alcun dialogo su un suo eventuale inserimento nei quadri del club.

Il racconto si è poi soffermato sul libro «Oltre», scritto con Alessandro Alciato e pubblicato da Cairo, nel quale Totti ha raccolto i passaggi meno conosciuti degli anni successivi al ritiro. Tra le pagine emerge anche il rapporto con la compagna Noemi Bocchi, definita una presenza che lo fa stare bene, e il peso del cognome portato dal figlio Cristian durante la sua breve carriera tra giovanili, esperienze all'estero e Serie D.

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