Gattuso e la bilancia azzurra tra Estonia, Israele e le pressioni di un Mondiale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il raduno a Coverciano, che precede le due partite contro Estonia e Israele valide per le qualificazioni mondiali, si è aperto all’insegna di un realismo pragmatico da parte del commissario tecnico Gennaro Gattuso. “Le scelte sono state fatte immaginando che la prima gara la faremo in un modo, la seconda in un altro”, ha dichiarato il ct, delineando senza fronzoli la necessità di un approccio differenziato. Pur esprimendo un comprensibile rammarico per gli esclusi, Gattuso ha concentrato l’attenzione sul gruppo attuale, sottolineando come chi è stato convocato “può darci una mano”, un’espressione che rivela la ricerca di un contributo collettivo più che l’affidamento a singoli individui. Tra questi, ha specificatamente menzionato le qualità di Anor e Tresoldi, atleti che osserva da tempo e che ritiene pienamente all’altezza di vestire la maglia della nazionale.

La doppia sfida: Estonia e Israele

La trasferta in Estonia, in programma per sabato, non viene banalizzata con luoghi comuni, anzi viene dipinta come una di quelle sfide insidiose dove la favoritura della squadra azzurra costituisce un’arma a doppio taglio. “Ci sarà da lottare in Estonia, le partite facili non esistono più, abbiamo tutto da perdere”, ha affermato Gattuso, mostrando piena consapevolezza di un panorama calcistico internazionale dove la supremazia tecnica non è più garanzia di successo. La partita successiva, quella di Udine contro Israele, porta con sé un carico emotivo e politico ineludibile, che il ct non ha voluto né potuto ignorare. Pur esprimendo il suo personale sconcerto per un contesto internazionale segnato da conflitti, ha tenuto a scindere le dimensioni, ribadendo l’obiettivo primario della squadra: “Mi spiace vedere i bambini che muoiono, tira una brutta aria. Ma noi dobbiamo qualificarci al Mondiale e dobbiamo giocare”.

Pressioni e responsabilità del nuovo ruolo

In questo clima di aspettative e di tensioni, Gattuso ha ammesso di sentirne “tante, di pressioni”, accompagnate da una “grande responsabilità”, ma ha anche confessato, con una nota di sorpresa, che il ruolo “mi sta piacendo”. Un’ammissione che svela un lato più umano del tecnico, spesso ritratto per la sua grinta e il suo carattere apparentemente granitico. La situazione di alcuni giocatori, come Chiesa, che “non si sente al cento per cento”, aggiunge un ulteriore tassello di complessità alla preparazione, imponendo valutazioni attente da parte dello staff. In un momento così delicato, Gattuso non ha mancato di guardare con un sorriso di complicità all’amico Fabio Cannavaro, già qualificato al Mondiale come ct dell’Uzbekistan, definendolo fortunato per essersi visto risparmiare il percorso di qualificazione.

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