Elly Schlein e il Pd: un partito diviso ma unito sulla linea Ue
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Redazione Interno
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Elly Schlein, da quando ha vinto le primarie del Partito Democratico, si è trovata a guidare una formazione politica ridotta ai minimi termini, ma è riuscita a riportarla sopra il 22% dei consensi, mentre Fratelli d’Italia registrava un calo. Nonostante questo, una parte del Pd non ha mai accettato pienamente il suo ruolo, contestando la legittimità della segretaria e rompendo, al primo voto europeo utile, quel patto di non belligeranza che sembrava tenere. Un partito che, pur diviso al suo interno, ha evitato la spaccatura definitiva, mostrando una certa coesione almeno sulla carta.
Le opposizioni, in Parlamento, si sono presentate divise e lontane, ognuna con la propria risoluzione. Azione, ad esempio, ha definito il piano ReArm Eu «un primo passo», mentre Alleanza Verdi e Sinistra ha chiesto che il governo «respinga quel piano». Anche le posizioni di Pd e Movimento 5 Stelle sono distanti: quest’ultimo vuole impegnare l’esecutivo a «manifestare la ferma contrarietà al riarmo». Tuttavia, i dem hanno evitato di replicare le divisioni emerse a Strasburgo, optando per una mediazione che ha portato alla richiesta di una «revisione radicale» del piano von der Leyen.
Elly Schlein, davanti ai parlamentari riuniti a Montecitorio, ha spiegato che la risoluzione del Pd contiene «critiche puntuali» e indica «come cambiare proposte che non vanno nella direzione della costruzione di una vera difesa comune europea». Una linea che, nonostante le tensioni interne, è stata sostenuta anche da Piero De Luca, capogruppo del Pd in commissione politiche europee, il quale ha sottolineato come il testo sia frutto di un «lavoro condiviso positivo». De Luca ha ribadito l’importanza di rafforzare l’autonomia strategica dell’Europa, sostenendo al contempo l’Ucraina e promuovendo un’azione diplomatica di pace.




