Richiamato il fegatello nostrano Venditti: rischio epatite E nel salame di fegato

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il Ministero della Salute ha disposto, nella giornata di lunedì 11 maggio, il ritiro immediato dal mercato di un lotto di salame di fegato, commercializzato con il nome di “Fegatello nostrano” a marchio Venditti. La misura, pubblicata nell’avviso di richiamo numero 842632, è stata adottata a seguito del rilevamento della possibile presenza del virus dell’epatite E (HEV) all’interno del prodotto, un agente patogeno che ha come bersaglio elettivo le cellule epatiche, la cui infiammazione può comprometterne le funzioni vitali.

Il prodotto ritirato e i dettagli del lotto sequestrato

La segnalazione riguarda nello specifico il lotto identificato con la codifica PSSAF20092025. Il prodotto, venduto in confezioni da 200 grammi, è stato confezionato il 17 febbraio 2026, con una scadenza fissata al 16 agosto 2026. Realizzato dalla ditta Venditti’s Idea Srl, il cui stabilimento operativo si trova in via Antonio Pacinotti 9 ad Avezzano, in provincia dell’Aquila, il salume è stato distribuito principalmente nelle catene di supermercati, sebbene l’avviso non specifichi l’elenco completo dei punti vendita coinvolti. Le autorità sanitarie, come si legge nella nota ufficiale, raccomandano ai consumatori di non consumare il prodotto appartenente a questo lotto specifico; chi ne fosse in possesso può restituirlo al punto vendita per il rimborso, senza necessità di esibire lo scontrino fiscale.

L’epatite E e le vie di contaminazione alimentare

A differenza di altre forme di epatite virale, il genotipo 3 del virus HEV, prevalente in Europa, è considerato una zoonosi, trasmettendosi cioè all’uomo attraverso il consumo di carni poco cotte o crude, in particolare quelle suine. Il fegato di maiale rappresenta il tessuto dove la carica virale raggiunge i livelli più elevati, rendendo i prodotti come il salame di fegato, il fegatello o la mortadella di fegato particolarmente esposti se le fasi di lavorazione – come la stagionatura o l’eventuale trattamento termico – non risultano sufficienti a inattivare il patogeno. I sintomi dell’infezione, che si manifestano dopo un periodo di incubazione che varia dai 15 ai 64 giorni, includono febbre, nausea, ittero (il caratteristico ingiallimento della pelle), stanchezza e dolori addominali, sebbene in molte persone sane la malattia possa decorrere in forma asintomatica o paucisintomatica risolvendosi spontaneamente. Tuttavia, la patologia rappresenta un rischio concreto per i soggetti immunocompromessi, gli anziani e le donne in gravidanza, per le quali l’infezione può assumere connotati più gravi.

Le conseguenze sul sistema di controllo e la prevenzione

Il richiamo di questo lotto di fegatello nostrano rientra nel sistema di allerta rapido (RASFF che dir si voglia) che obbliga i produttori a intervenire tempestivamente per tutelare la salute pubblica. Questo episodio dimostra l’efficacia della rete di sorveglianza epidemiologica, capace di intercettare una potenziale minaccia microbiologica prima che si traduca in una casistica diffusa di intossicazioni. Per prevenire il rischio, gli esperti di microbiologia alimentare sottolineano l’importanza di cuocere i salumi a base di frattaglie raggiungendo una temperatura al cuore di almeno 70 gradi, un trattamento che risulta letale per il virus. Dal punto di vista produttivo, l’adozione di rigorosi protocolli HACCP, lo screening degli animali in allevamento e, ove possibile, l’utilizzo di tecnologie come l’alta pressione idrostatica (HPP) rappresentano le barriere più efficaci contro la contaminazione.

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