Torna il cantiere nella Cappella Sistina, trent'anni dopo il restauro che sconvolse il mondo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Le impalcature, che molti ricordano dai lunghi anni del restauro concluso nel 1994, sono tornate a ergersi di fronte alla parete dell’altare nella Cappella Sistina. L’inizio dei lavori, avvenuto due giorni fa, segna l’avvio di una nuova, delicata fase conservativa per il Giudizio Universale di Michelangelo, un’opera che, con le sue quasi quattrocento figure drammatiche, da cinque secoli domina il luogo simbolo della cristianità e, non a caso, teatro del conclave. L’intervento, definito dai Musei Vaticani come una “manutenzione straordinaria”, si prefigge essenzialmente una pulitura approfondita degli ottocento metri quadrati di superficie affrescata, un’operazione resa necessaria dall’inevitabile accumulo di polveri e microparticelle trasportate dai milioni di visitatori che ogni anno affollano lo spazio sacro.
Un intervento in continuità con la storia
Questa nuova campagna di lavori si colloca nel solco di quella storica impresa di restauro che, tra gli anni Ottanta e Novanta, restituì al mondo i colori accecanti e la potenza originaria degli affreschi michelangioleschi, suscitando al tempo stesso accesi dibattiti tra gli studiosi. Se allora si trattò di un’operazione radicale, che rimosse secoli di vernici ossidate e depositi vari, oggi l’azione è più mirata e si concentra sul mantenimento dello stato di conservazione raggiunto. I tecnici del Laboratorio di Restauro dipinti e materiali lignei dei Musei Vaticani, che già curarono la precedente fase, opereranno per circa tre mesi dietro un grande telo tecnologico, il quale riproduce in alta definizione l’immagine del capolavoro, permettendo così di non interrompere le visite.
La Cappella resta aperta, il lavoro prosegue al riparo
La scelta di mantenere aperto al pubblico uno dei siti culturali più visitati al mondo, anche durante le operazioni, non è affatto secondaria e dimostra una precisa volontà di coniugare la tutela con l’accessibilità. Fedeli e turisti, dunque, continueranno a varcare la soglia della Sistina, potendo comunque ammirare la volta con la Creazione di Adamo e gli affreschi delle pareti laterali, mentre il Giudizio sarà celato, ma non del tutto assente, grazie alla fedele riproduzione sul telo di protezione. Un compromesso ingegnoso, che evita la chiusura totale e permette agli esperti di lavorare senza le pressioni dello sguardo costante del pubblico, dedicandosi con la massima concentrazione alla delicata pulitura delle superfici.
La sfida della conservazione nel tempo
La manutenzione di un bene così fragile e prezioso, esposto a un flusso umano incessante, rappresenta una sfida continua per i restauratori vaticani, chiamati a bilanciare l’esigenza di preservare l’integrità materiale dell’opera con il suo ineludibile ruolo di attrazione globale. Questo intervento, sebbene tecnicamente meno invasivo di un restauro vero e proprio, è cruciale per arrestare il lento degrado causato dall’inquinamento microscopico e per garantire che la luminosità e l’intensità cromatica scoperte trent’anni fa non vadano nuovamente offuscate. È, in sostanza, un atto di cura programmata, una risposta doverosa alla responsabilità di tramandare intatto, alle generazioni future, un pilastro della cultura universale.




