Attentato a Ranucci, indagato Valter Lavitola come presunto mandante: perquisizione e sequestro di pc e cellulare

Attentato a Ranucci, indagato Valter Lavitola come presunto mandante: perquisizione e sequestro di pc e cellulare
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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola, già noto per i suoi trascorsi giudiziari legati a vicende di estorsione e alla cosiddetta "compravendita dei senatori", è stato ufficialmente iscritto nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta che la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma sta conducendo sull'attentato dinamitardo che ha preso di mira il giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci.

L'atto intimidatorio, che risale allo scorso ottobre e si è consumato nei pressi dell'abitazione di Ranucci a Pomezia, ha subito una significativa svolta investigativa con l'individuazione di quello che gli inquirenti ritengono essere il mandante dell'operazione.

La perquisizione e il sequestro

Nei giorni scorsi, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati, su delega dei pm della Dda, hanno eseguito una perquisizione domiciliare nei confronti di Lavitola, un'attività che ha portato al sequestro del suo computer e del telefono cellulare.

Questi dispositivi sono ora al vaglio degli inquirenti, che cercano riscontri tecnici e digitali utili a consolidare l'impianto accusatorio, sebbene al momento non siano state richieste misure cautelari nei suoi confronti, a testimonianza di una fase investigativa ancora in evoluzione.

L'ipotesi al centro del lavoro dei magistrati, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi e dal pm Edoardo De Santis, è che Lavitola abbia agito in concorso con un'altra persona ancora non meglio identificata, configurando così un quadro di responsabilità che va oltre la mera esecuzione materiale del gesto.

Il profilo del faccendiere

Valter Lavitola non è certo un volto nuovo per le cronache giudiziarie italiane; la sua figura, quella di un imprenditore con un passato da editore del quotidiano L'Avanti!, è stata al centro di molteplici vicende che hanno segnato la storia politica e giudiziaria del Paese.

Tra queste spicca la condanna a 2 anni e 8 mesi per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi, una vicenda nella quale Lavitola, come emerso in numerosi processi, giocava un ruolo di "mediatore" e "uomo di Stato in incognito", forte di una conoscenza intima di segreti e affari del Cavaliere, tanto da esercitare su di lui una pressione costante.

In quel contesto, Lavitola venne descritto come colui che "teneva Berlusconi per le palle", un uomo capace di muoversi con arroganza e disinvoltura tra palazzi e potere, tessendo una trama di favori e minacce che lo hanno reso un personaggio chiave per comprendere certi meccanismi occulti del potere.

Il contesto dell'inchiesta e gli esecutori materiali

L'attenzione degli inquirenti su Lavitola arriva a pochi giorni dall'esecuzione di quattro misure cautelari che hanno portato in carcere o ai domiciliari tre uomini e una donna, ritenuti gli esecutori materiali dell'attentato dinamitardo. Il gruppo, che agiva in cambio di denaro contante, è accusato di aver collocato un ordigno rudimentale che ha distrutto due auto parcheggiate e danneggiato il cancello della villetta di Ranucci.

Le indagini hanno rivelato che uno degli arrestati, Pellegrino D'Avino, aveva preso contatti con un "soggetto terzo", identificato come l'intermediario del mandante, il quale si era reso disponibile a garantire un temporaneo allontanamento dal territorio per gli esecutori.

I reati contestati a Lavitola e ai quattro fermati sono gravi: detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, tutti aggravati dall'aver agito con modalità di tipo mafioso, un'ipotesi che sottolinea la pericolosità dell'azione e la struttura organizzativa che potrebbe averla pianificata.

Il movente ancora al vaglio

Se l'identificazione del presunto mandante rappresenta un passo avanti notevole per l'inchiesta, il movente che avrebbe spinto Lavitola a ordinare un attentato così eclatante contro un noto giornalista d'inchiesta rimane ancora un mistero per gli inquirenti. La pista che lega il faccendiere all'atto criminoso è al momento sostenuta da elementi indiziari che attendono di essere verificati, ma la ricerca di una connessione tra l'attività professionale di Ranucci e la figura di Lavitola è al centro delle attenzioni della Procura.

È noto, come raccontato da Ranucci stesso dopo essere stato ascoltato come testimone, che gli investigatori stanno ripercorrendo alcune vecchie inchieste di Report che hanno riguardato l'area geografica di provenienza della banda, un dettaglio che potrebbe offrire una chiave di lettura per comprendere le ragioni profonde di un gesto che ha scosso profondamente l'opinione pubblica.

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