Spread Btp-Bund a 91 punti base, rendimenti al 3,91%: oggi i Bot in asta
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Redazione Economia
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Il differenziale di rendimento tra i titoli decennali italiani e i loro equivalenti tedeschi, quello che tecnicamente viene definito spread, ha ripreso a correre. In avvio di seduta, si è attestato a quota 91 punti base, segnando un allargamento di tre punti rispetto alla chiusura precedente. A spingere verso l’alto questo indicatore, così come avvenuto nelle ultime sedute caratterizzate da una forte turbolenza, è stato il contestuale balzo dei rendimenti del Tesoro italiano, lievitati di otto punti base fino a raggiungere il 3,91%. Un movimento che, inevitabilmente, riflette l’umore altalenante dei mercati obbligazionari, i quali restano saldamente in balia delle tensioni geopolitiche che continuano a lambire il Medio Oriente.
Le notizie che giungono da quella regione, dove le ostilità sembrano non accennare a una tregua nonostante le ultime dichiarazioni provenienti dagli Stati Uniti, continuano a destabilizzare le aspettative degli investitori. L’ipotesi di una nuova stretta monetaria, alimentata dalla paura di un’inflazione destinata a ripartire proprio a causa del caro energia, fa da sfondo a questa fase di nervosismo. E in questo quadro, l’Italia si trova a fare i conti con una vecchia vulnerabilità strutturale: la difficoltà di diversificare rapidamente le proprie fonti energetiche. Il blocco delle forniture di gas dal Qatar – un blocco derivante dagli attacchi iraniani alle infrastrutture nel Golfo, che hanno preso di mira in particolare il colossale hub di Ras Laffan – rappresenta una criticità non indifferente. La dipendenza da quelle rotte, in un momento in cui si cerca di sostituire il gas russo, espone l’economia italiana a una fragilità che i mercati non mancano di scontare.
L’asta del Mef e la tenuta della domanda
Proprio mentre i venti della guerra soffiavano sul portafoglio titoli di Stato, nella giornata di ieri il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha portato a termine l’asta dedicata ai Btp Short Term e ai Btp€i. Un test di mercato che, nonostante il clima di incertezza diffusa, ha offerto un segnale di resilienza non secondario. Gli esiti dell’operazione hanno evidenziato una domanda particolarmente vivace, risultata decisamente più alta rispetto all’offerta messa a disposizione dal Tesoro. Questo dato, che attesta la fiducia di una parte consistente degli operatori verso il debito italiano, ha contribuito a tamponare le spinte al rialzo dei rendimenti registrate nelle sedute precedenti, fornendo un cuscinetto di stabilità in un contesto altrimenti molto agitato.
La volatilità dei giorni scorsi e la discesa sotto quota 90
Per comprendere la portata del movimento odierno, giova ricordare cosa è accaduto solo poche sedute fa. I timori legati all’escalation in Medio Oriente avevano spinto il differenziale oltre la soglia dei 100 punti base, un livello che non si toccava da mesi. In quel frangente, il rendimento del decennale italiano aveva superato la soglia psicologica del 4%, toccando il 4,055%. Tuttavia, già nella giornata di martedì 24 marzo si era osservata un’inversione di tendenza: lo spread era sceso nuovamente sotto la soglia dei 90 punti (attestandosi a 88 in avvio e chiudendo poi a 87,9), mentre il rendimento annuo italiano era calato al 3,83%. Un’oscillazione violenta, che dimostra come le quotazioni dei titoli di Stato siano oggi legate a doppio filo all’evoluzione, imprevedibile, del conflitto in corso.
Il nodo energetico e la posizione italiana
L’Italia, come del resto gran parte dell’Europa continentale, rimane particolarmente esposta a questi shock. Le rilevazioni più recenti sull’intensità energetica e la dipendenza dalle importazioni collocano il nostro paese tra quelli con una vulnerabilità strutturale più alta, in una fascia che include anche Giappone e Corea del Sud. Se da un lato il calo delle quotazioni del Brent (tornato in area 108 dollari dopo i picchi oltre i 115) ha offerto un po’ di sollievo, dall’altro il nodo delle forniture di gas liquefatto resta irrisolto. La persistente instabilità nello Stretto di Hormuz, via marittima cruciale per i rifornimenti, continua a mantenere alta la pressione sui listini obbligazionari dell’area euro, con Parigi e Milano che rimangono le piazze più sensibili a queste dinamiche speculative.




