Starmer al G7: la de-escalation tra Israele e Iran è la priorità, ma Trump frena
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Redazione Esteri
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A Kananaskis, tra le montagne del Canada, i leader del G7 hanno aperto il vertice con un tema che domina ogni discussione: il rischio di un’escalation tra Israele e Iran, che potrebbe destabilizzare ulteriormente un Medio Oriente già attraversato da tensioni. Keir Starmer, il primo ministro britannico, ha sottolineato come i Paesi presenti condividano la necessità di ridurre la tensione, definendola il "fulcro" dei colloqui. «Tutti stanno adottando misure necessarie a scopo di protezione», ha dichiarato ai giornalisti, senza entrare nel dettaglio delle strategie discusse.
Le parole di Starmer, però, si scontrano con l’incognita rappresentata da Donald Trump, che – secondo quanto riportato da fonti vicine alla delegazione americana – non avrebbe intenzione di firmare alcuna bozza comune sulla de-escalation. Il presidente degli Stati Uniti, arrivato al summit indossando il suo iconico cappellino MAGA, ha già fatto sapere di considerare «un errore» l’esclusione della Russia dal gruppo dopo l’annessione della Crimea nel 2014. Una posizione che rischia di minare la coesione del G7, soprattutto alla luce delle pressioni europee per un accordo condiviso.
I leader dell’Ue, tra cui Ursula von der Leyen e Emmanuel Macron, hanno cercato di coordinarsi prima dell’avvio dei lavori, insistendo sull’importanza di una dichiarazione congiunta. L’obiettivo è evitare che lo scontro tra Teheran e Gerusalemme degeneri, ma la presenza di Trump – che in passato ha più volte criticato le mediazioni multilaterali – complica il quadro. Intanto, la Cbs rivela che la Casa Bianca non è intenzionata a sostenere una mediazione russa, giudicando Vladimir Putin «non credibile» nel ruolo di facilitatore.




