Sicurezza stradale, l’ombra dello spegnimento: autovelox e tutor verso un blackout normativo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una bufera, che si annuncia da mesi, rischia di travolgere il sistema di controllo della velocità sulle strade italiane, lasciando un vuoto il cui impatto sulla sicurezza è difficile da calcolare. La scadenza fissata al 4 maggio prossimo, infatti, potrebbe segnare l’oscuramento di migliaia di apparecchi, dagli autovelox urbani ai tutor autostradali, a causa di un intricato nodo normativo sull’omologazione. Il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, notificato alla Commissione europea lo scorso febbraio, ha di fatto sospeso le procedure vigenti, creando una zona grigia nella quale gli strumenti esistenti devono adeguarsi a nuovi e più stringenti criteri tecnici.

I numeri di un sistema al limite

La fotografia scattata dalle associazioni dei consumatori, in particolare dal Codacons che ha rilanciato con forza l’allarme, dipinge una situazione definita senza mezzi termini “fuori controllo”. Degli undicimila dispositivi stimati sul territorio nazionale, soltanto un numero esiguo – poco più di tremilaottocento – risulta correttamente censito negli appositi registri. E, cosa ancor più significativa, di questi solo circa un migliaio sembrerebbe già in regola con i parametri richiesti dalla futura normativa. Una disparità di cifre che, da sola, evidenzia le criticità gestionali di un apparato fondamentale per la prevenzione degli incidenti, mentre si avvicina la data oltre la quale, in assenza di adempimenti, gli strumenti non a norma potrebbero vedersi revocata l’autorizzazione all’esercizio.

Le conseguenze del vuoto normativo

Il cuore della questione, che trascende la mera disputa tecnica, risiede nelle inevitabili ripercussioni sulla tutela della vita umana. L’eventuale spegnimento generalizzato, sebbene figlio di una necessaria armonizzazione delle regole, comporterebbe un azzeramento improvviso del principale deterrente alla guida spericolata, soprattutto sulle tratte a scorrimento veloce dove il controllo della velocità media risulta cruciale. Non si tratta, è bene chiarirlo, di una semplice modifica procedurale: l’omologazione garantisce l’affidabilità scientifica della rilevazione, fondamento giuridico inoppugnabile per le sanzioni, il cui venir meno apre scenari contenziosi oltre che di immediata pericolosità. Gli stessi telelaser, strumento di pronta intervento delle forze dell’ordine, sono coinvolti nella stessa spirale di incertezza, rischiando di limitare fortemente l’operatività quotidiana.

La partita si gioca in sede europea

Ora, con il testo del decreto all’esame di Bruxelles, il governo italiano si trova a dover gestire una delicatissima fase di transizione, nella quale l’urgenza di avere strumenti certificati e legali si scontra con i tempi tecnici inevitabili per l’adeguamento del parco apparecchi. Il rischio concreto è che, trascorsi i tre mesi di sospensione, ampie porzioni della rete viaria nazionale si trovino prive di qualsiasi sorveglianza elettronica, un arretramento che molti esperti considerano pericoloso. La sfida, quindi, non è solo amministrativa ma profondamente connessa alla politica della sicurezza, chiamando in causa la capacità delle istituzioni di trovare soluzioni che evitino un pericoloso intervallo di vuoto normativo e operativo sulle nostre strade.

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